Bce in crisi: Financial Times lancia l’ipotesi che Lagarde se ne vada prima del previsto, ma chi ci crede davvero?

Bce in crisi: Financial Times lancia l’ipotesi che Lagarde se ne vada prima del previsto, ma chi ci crede davvero?

Christine Lagarde, quella che tutti conoscono come la protettrice della stabilità europea, potrebbe sorprendentemente abbandonare il timone della Banca Centrale Europea prima di quanto previsto. Sì, avete capito bene: non si tratta di un pensionamento programmato per il lontano 2027, ma di una mossa anticipata che sembrerebbe uscire dal cilindro proprio ora.

Secondo un pettegolezzo giornalistico da quotidiano britannico, la signora Lagarde potrebbe lasciar vacante la sua poltrona prima del previsto, un regalo di Natale anticipato per i grandi manovratori europei? Forse sì. L’idea sarebbe quella di consegnare nelle mani di Emmanuel Macron da una parte e del cancelliere tedesco Friedrich Merz dall’altra l’opportunità di designare il successore ideale con calma e, soprattutto, in piena libertà, prima che le elezioni presidenziali francesi entrino nel vivo.

Un dettaglio non da poco, visto che la scelta del presidente della Bce è, per chi non lo sapesse, un’operazione delicatissima che ha implicazioni enormi sull’economia europea e, perché no, anche sulle vostre tasche. Ma naturalmente, quale bomba mediatica rischierebbe di destabilizzare le urne politiche? Meglio affidare tutto a poco prima del voto. Strategico, insomma.

Per ora, questa succulenta indiscrezione, ripresa a tamburo battente dall’agenzia Reuters, non ha ancora ottenuto conferme ufficiali. E come potrebbe? La risposta della stessa Bce è stata la solita gemma di efficienza diplomatica: nessun commento. Tradotto in soldoni, “non confermiamo né smentiamo” suona come “non facciamo trapelare nulla, grazie”.

Un calcio alla trasparenza o solo una mossa politica ben orchestrata?

Per chi si stesse chiedendo perché una simile uscita di scena a sorpresa dovrebbe avvenire a metà mandato, ebbene non è difficile intuire l’intreccio politico e strategico dietro l’angolo. Che si tratti di un piano ben congegnato per assicurarsi che la futura leadership della Bce sia un “amico” del governo francese e di quello tedesco non è affatto un’ipotesi peregrina.

Del resto, la Banca Centrale Europea non è un ente astratto impegnato a vigilare sull’inflazione o sulle politiche monetarie senza badare alle conseguenze politiche. È un organismo profondamente intrecciato con le dinamiche di potere dell’Unione Europea, dove un cambio al vertice può significare non solo una nuova politica economica, ma anche nuovi equilibri di forza tra i paesi membri.

La candidatura presunta del successore avverrebbe quindi in un clima caldo, ovviamente tessuto con filati di diplomazia e trattative riservate, prima che la penna delle urne possa rovinare i piani.

Un ruolo da protagonista per Macron e Merz: scelta o imposizione?

Il dettaglio più gustoso della faccenda è che il presidente francese Macron e il cancelliere tedesco Merz verrebbero messi ufficialmente al centro delle decisioni strategiche. Due figure non certo sconosciute al grande pubblico e nemmeno estranee agli interessi nazionali e personali, a cui verrebbe offerta la grande opportunità di eleggere un successore gradito, un direttore d’orchestra per la politica monetaria europea secondo i loro diktat.

Quando si dice “mettere d’accordo tutti”… o forse no, visto che l’Europa, la sua unità e le sue istituzioni soffrono da sempre di una cronica fragilità politica, che questa notizia sembra solamente accentuare.