Milano sommersa da 260mila fan, 1655 atleti e 441 medaglie: e intanto si sfornano 120mila pasti come se non ci fosse un domani

Milano sommersa da 260mila fan, 1655 atleti e 441 medaglie: e intanto si sfornano 120mila pasti come se non ci fosse un domani

In un tripudio di numeri che farebbe impallidire un contabile, ci viene svelato che alle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026 la Lombardia non solo ha fatto da sfondo, ma è stata protagonista con ben 1655 atleti coinvolti, 441 medaglie distribuite e 64 eventi sportivi in scena. E per non farsi mancare nulla, la regione ha offerto oltre 2600 posti letto e servito un numero esorbitante di 120.000 pasti. Ah, la generosità.

In quel teatro grandioso denominato “Casa Lombardia”, situato nella pedana solenne della piazza della Regione, i presentatori ufficiali hanno svelato queste fascinose statistiche. Tra gli attori principali, il presidente della regione Attilio Fontana, e le star del palcoscenico olimpico: l’amministratore delegato della Fondazione Milano Cortina 2026 Andrea Varnier e il presidente Giovanni Malagò. Appaiono anche figure notevoli come Fabio Grazioli, Fabio Dadati, Dario Benetti e Marco Chiapparini, come a voler garantire un tocco di preziosismo culturale e commerciale all’evento.

Le location e le discipline: Lombardia star dello sport

Le location lombarde sono state immortalate in una geografia sportiva degna di un manuale di glorie: Milano si fregia delle arene di Santa Giulia (pattinaggio su ghiaccio), Assago (Ice Skating Arena), Rho (Ice Hockey Arena e Speed Skating Stadium), mentre sul versante più alpino ci sono i campi di Livigno e Bormio. Varnier ci ricorda con tono solenne che Milano ha assistito a quattro discipline diverse: hockey, pattinaggio veloce, pattinaggio di figura e short track. Come se non bastasse, in Valtellina fioccano gli slalom di sci alpino e lo sci alpinismo, con l’aggiunta del freestyle e snowboard a Livigno.

Ecco il dettaglio scintillante: 1655 atleti in gara, 441 medaglie distribuite in ben 64 eventi. Non un dato qualsiasi; è più o meno come raccogliere i frutti di una gigantesca festa sportiva organizzata dall’alto. Ma non dimentichiamo che qualcuno ha comprato il biglietto per gustarsi lo spettacolo…

Biglietti? Venduti come biscotti appena sfornati

Andiamo ai numeri delle vendite, perché di vendere si tratta, e pure bene. Lo sci alpinismo a Bormio, esordiente appariscente, registra il sold out, il che fa quasi tenerezza quanto stupefacente. Per Milano, il tasso di biglietti staccati oscilla tra il 90 e il 95%, come se il pubblico lombardo si fosse riscoperto improvvisamente fan sfegatato di discipline che magari fino ad ieri neanche sapeva esistessero. Speed skating al 95%, short track al 94%, pattinaggio di figura al 92%, hockey al 90%. Non male come record per delle discipline che forse in molti confonderebbero o con il pattinaggio su ghiaccio o con qualche spettacolo natalizio.

In Valtellina, altro che riserve! Sci alpino con il 94% di biglietti venduti, mentre lo sci acrobatico e lo snowboard arrancano un po’ con appena 70% e 69%, rispettivamente. Chissà se qualcuno è rimasto deluso. Probabilmente no, visto che l’ospitalità è stata all’altezza delle aspettative – o almeno così dicono i numeri.

Ospitalità da manuale? Sembra di sì… o almeno ci vogliono far credere

La Lombardia si vanta dell’offerta ricettiva. Oltre al sontuoso Villaggio Olimpico di Milano, ci sono sette hotel che hanno ospitato atleti e delegazioni: quattro a Bormio e tre a Livigno. Complessivamente parliamo di 2600 posti letti e, ciliegina sulla torta, oltre 120.000 pasti. Una quantità che farebbe anche invidia a un grande ristorante stellato. A chi interessa? Al 64% degli spettatori che hanno acquistato i biglietti per gli eventi regionali, ovviamente.

Attilio Fontana, il governatore lombardo, non esita a sottolineare il successo: “Questi numeri testimoniano la grandezza degli impianti sportivi regionali ma anche la peculiare capacità di accoglienza della nostra terra”, una frase che suona come una poesia per chi ama l’autocompiacimento istituzionale. Sembra che il pubblico, miracolosamente, abbia apprezzato ogni singolo boccone, abbraccio caloroso e qualche disguido organizzativo nascosto sotto il tappeto.

Non si tralascia l’invasione festosa nei Fan Village: 260.000 visitatori a Milano, 32.000 a Livigno e 22.000 a Bormio. E per gli amanti dello spettacolo, un ricco calendario con 66 esibizioni sotto il maestoso braciere dell’Arco della Pace. Insomma, più una fiera che una serie di competizioni olimpiche.

L’afflusso internazionale: americana sorpresa

Tranquilli, non mancano neanche gli ospiti stranieri! In Valtellina, su uno scenario alpino evidentemente irresistibile, spicca il 27,5% di spettatori provenienti dagli Stati Uniti, seguiti da svizzeri e tedeschi. A Milano la trama si ripete con gli americani al 24,4%, gli olandesi al 10,3% e, sempre immancabili, i tedeschi al 9,2%. Un festival di nazionalità che stampa sulla cartolina olimpica la vera natura cosmopolita del circo sportivo.

Numeri social e tv: il Grande Show oltre le piste

Non ci fermiamo alle piste da sci. L’audience digitale, con la prima settimana di competizioni, ha sfoderato uno spettacolo a parte, con 7,4 miliardi di menzioni social per l’account “@olympics”. Un successo roboante che avrebbe fatto tremare qualunque influencer in cerca di click.

Dal lato broadcast, Warner Bros-Discovery ha raddoppiato (un +102%) le ore di trasmissione rispetto all’edizione di Pechino 2022. L’Olympic Broadcasting Services (OBS) ha registrato numeri da capogiro in Europa e Nord America, mentre la Rai, nostra gloriosa emittente pubblica, si è consolata con una media del 15,9% di share, che diventa addirittura 20,3% se calcolata sui giovani under 35. Una consolazione per chi ancora crede che la televisione pubblica abbia un pubblico fedele e fedele soltanto.

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