Cos’è che rende impossibile scegliere finalmente un candidato per sostituire Giuseppe Sala? Facile: un cocktail micidiale di veti incrociati degni di un gioco infantile, accompagnato da ritiri strategici più misteriosi di un episodio di serie TV. Insomma, la situazione è più intricata di un gomitolo di lana tra gatti, ma tranquilli, nei prossimi mesi scopriremo se Palazzo Marino è davvero un territorio conquistabile o solo una leggenda metropolitana.
L’incubo dei veti incrociati
Immaginate un’arena dove ogni parola detta viene puntualmente bloccata da un “no” isterico proveniente da un angolo imprecisato. Il gioco dei veti incrociati non è una novità, ma sembra che qui abbiano fatto carriera. Di fatto, il “campo” elettorale di Milano è diventato una partita di ping pong dove la pallina sono i candidati, maltrattati, schivati o usati come scudo umano a seconda del momento.
Si vorrebbe capire chi ci sia dietro a questa danza surreale, se siano interessi personali, giochi di potere o semplicemente la paura di perdere. Per ora, però, la risposta sembra un’alternativa tra il “nessuno” e il “magari un altro più bravo, ma non ora”. E così si perde tempo e ci si attorciglia in un limbo di portata epica.
Palazzo Marino: fortezza o castello di carta?
Con tutto questo teatro, viene quasi naturale chiedersi se Palazzo Marino sia davvero quella sfinge insormontabile che tutti dipingono o se, invece, sia un castello di carte che basta sfiorare per farlo crollare. Gli aspiranti candidati, nel frattempo, sembrano più impegnati a misurarsi l’un l’altro che a guardare verso l’obiettivo, alimentando così un clima di stallo elettorale che rischia di durare finché non spunta il prossimo colpo di scena.
Che sia una tattica per allungare i tempi, sperando nella stanchezza collettiva o nella rassegnazione popolare? Oppure semplicemente un modo elegante per rimandare la scelta e non sporcarsi le mani in un mare di responsabilità poco gratificanti? Staremo a vedere, ma la pazienza non sembra essere la virtù dominante della città.
Nomi e date tra palcoscenico e retroscena
Nel frattempo, fioccano sussurri, indiscrezioni e tentativi di infilare nomi improbabili nel calderone della candidatura. Tutti pronti a scendere in campo, ma nessuno veramente convinto che la sfida valga la candela. Le date chiave per la definizione della partita si avvicinano, ma il teatro dell’assurdo continua senza pause.
È curioso notare come questa gestione caotica della successione rifletta perfettamente quella che è la filosofia amministrativa degli ultimi tempi: tanta confusione, nessuna chiarezza e una buona dose di teatrino politico che non riesce a nascondere, ma anzi esalta, le contraddizioni profonde di chi governa.
Quindi, per chi spera di vedere un colpo di scena degno di un romanzo giallo: preparatevi a una lenta agonia tra rinunce e candidature che sembrano più mosse di scacchi falsate che mosse coraggiose. Nel frattempo, la città resta a guardare, sospesa tra lo sbadiglio e la speranza, ma soprattutto tra lo stallo e la presa in giro.



