Ah, il già rinomato “Salva Milano” era stato gentilmente accantonato nell’archivio delle brillanti idee legislative dimenticate, ma non temete: Matteo Salvini, il nostro esperto in infrastrutture e collezionista di ritorni a sorpresa, è pronto a riesumarlo per l’urbanistica. La condizione? Un colpo di scena degno di una soap opera politica: bisogna che l’input parta direttamente da Palazzo Marino. Come a dire, Salvini è disponibile solo se qualcuno glielo ordina, altrimenti si dedica ad altro.
Il leader della Lega ha rilasciato questa perla durante una visita al Villaggio Olimpico, lasciandoci con la promessa implicita che, se il Comune meneghino si degnerà di convocarlo, lui rispolvererà la sua bacchetta magica urbanistica. E chissà quali meraviglie ne verranno fuori da questa nuova sinergia tra Roma e Milano.
Una svolta che somiglia più a un rinvio
Se vi aspettate un’accelerazione decisa, beh, probabilmente dovrete aspettare ancora. La famosa “disponibilità” di Salvini è più un modo elegante per dire “aspetto che qualcun altro faccia il lavoro sporco”. Un paradosso gustoso, considerando che un ministro dovrebbe prendere l’iniziativa anziché declinare la responsabilità. Ma no, qui si preferisce attendere che palazzo Marino batta il tamburo e chiami all’appello, solo allora il nostro eroe delle infrastrutture punterà i riflettori sull’urbanistica milanese.
Da notare come questa tattica rischi di trasformarsi in una semplice partita di ping pong tra istituzioni, con i cittadini che, come sempre, sono irrimediabilmente spettatori inermi. La soluzione a problemi urbanistici strutturali, tra sparata e rinvio, rischia di affondare tra le decisioni calate dall’alto e i rimpalli burocratici.
L’urbanistica italiana, quel meraviglioso pasticcio senza fine
Ricordiamo che il “Salva Milano” non è che l’ennesima trovata dell’eterno reboot della politica urbana italiana. Un enorme condominio di scartoffie, politiche contraddittorie e buone intenzioni soffocate da ego, poteri locali e, ovviamente, quella famosa parola che nessuno osa declinare: corruzione.
In un Paese dove ogni passo avanti sembra essere seguito da quattro passi indietro, questa nuova disponibilità di Salvini potrebbe essere interpretata come il solito gioco delle parti: ti dico che sono pronto, ma solo se mi conviene davvero. E visto il curriculum presidenziale del nostro personaggio, il sospetto è più che legittimo.
Il grande teatro della politica urbanistica
E così, eccoci pronti all’ennesima stagione del “Salva Milano”, probabilmente con copione rimaneggiato e nuovi attori. Forse vedremo qualche dichiarazione roboante, qualche foto alla posa con casco da cantiere, e tanta retorica sulle “grandi opere” e “il futuro della città”. Nel frattempo, però, la metropoli continua a inghiottire soldi pubblici e a soffocare sotto la burocrazia.
Un’avvertenza per i cittadini: non illudetevi troppo, perché quando si tratta di urbanistica a livello nazionale, la parola “Salva” finisce spesso per significare solo “rimandiamo il problema a domani”. Il genio della politica italiana in materia sembra proprio questo: mantenere il problema ben vivo per giustificare l’esistenza stessa delle istituzioni coinvolte.



