Finalmente non frega più solo alle aziende: ecco come le nuove regole mettono gli agricoltori al riparo dagli speculatori del mercato

Finalmente non frega più solo alle aziende: ecco come le nuove regole mettono gli agricoltori al riparo dagli speculatori del mercato

Con un’armonia da coro di uccelli mattutini (555 voti a favore, nessuno contrario e 26 astensioni, come se qualcuno avesse osato dissentire), i deputati hanno finalmente deciso di far finta di proteggere gli agricoltori imponendo nuove norme contro le pratiche commerciali sleali. L’obiettivo? Garantire che questi eroi della terra ricevano una remunerazione “equilibrata” per il loro lavoro (e chi non lo vorrebbe, no?). Insomma, patria e giustizia sociale sembrano finalmente andare a braccetto – peccato solo che fino a ieri sembrava un miraggio. Da oggi, i casi di pratiche sleali che si spostano oltre confine verranno “prevenuti, indagati e puniti”. Nel frattempo, gli agricoltori possono continuare a incrociare le dita.

Bloccare le pratiche sleali transfrontaliere? Si può!

Finalmente qualcosa di rivoluzionario: gli Stati membri potranno intervenire d’ufficio, senza attendere la solita “lamentela” da parte dei produttori, esasperati ma ormai abituati a essere ignorati. Per un sistema che ripete come mantra la difesa delle indicazioni geografiche nel mercato unico, sembra quasi normale estendere la protezione anche contro chi cerca di fregare gli agricoltori al di là delle frontiere.

Fuori dall’UE? Nessuna fuga dalle regole!

Che fare se il malintenzionato è un acquirente extra-UE che si è trasferito all’estero per schivare le regole? Semplice: dovrà comunque designare un “responsabile di contatto” nel Vecchio Continente. Questa figura magica sarà il punto di riferimento per le autorità, pronto a collaborare nelle indagini. Insomma, non conta dove ti nascondi: la giustizia europea vuole sapere dove bussare. O almeno così ci piace pensare.

Scambio transfrontaliero di informazioni: il Grande Fratello economico

Le autorità nazionali non staranno a guardare, anzi: potranno scambiarsi informazioni tramite un sistema informatico tutto UE, già in uso per altre “nobili” cause. L’idea è ovvia e geniale quanto un detective che sussurra all’altro per coordinare meglio gli attacchi contro i furbetti. Speriamo che questo forte incentivo al “controllo reciproco” non crei solo complicazioni burocratiche, ma riesca davvero a togliere il fiato a chi si diletta nelle pratiche sleali.

Stefano Bonaccini ha commentato con il classico fervore politico:

“Abbiamo trasformato quello che avrebbe potuto essere un semplice documento amministrativo in un potente atto di giustizia economica e sociale. Stiamo quindi inviando un messaggio chiaro: gli agricoltori non saranno più costretti a sottomettersi alle richieste e ai comportamenti ingiusti dei grandi acquirenti e commercianti. Oggi l’Europa sta dimostrando di saper ascoltare e agire. Siamo al fianco di chi ha più bisogno di sostegno, rafforzando le tutele per i piccoli produttori e garantendo una filiera agroalimentare equa, trasparente e libera dallo sfruttamento.”

Ovviamente, questo si traduce in nuove regole formali che ora devono ancora passare per il vaglio del Consiglio dell’UE (una formalità, come sempre) e entreranno in vigore soli 18 mesi dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Un tempo che lascia il fiato sospeso – o semplicemente tempo per architettare qualche vecchio trucco.

Un contesto che fa riflettere

Nel 2019 era già arrivata la direttiva UTP (Unfair Trading Practices), ideata per stroncare i ritardi di pagamento, le cancellazioni improvvise e altre piccole prevaricazioni a carico di chi coltiva la terra. Ma sembra che la giungla delle relazioni commerciali transfrontaliere fosse troppo intricata per una sola direttiva. Quindi, voilà: serve un intero regolamento per spingere le autorità a collaborare meglio quando fornitori e acquirenti si ritrovano in Stati diversi.

Insomma, magnanima la Comunità europea si accinge a giocare il ruolo del paladino, sperando che tra burocrazia, tempi lunghi e responsabilità rimpallate, qualcuno alla fine riesca davvero a difendere i poveri agricoltori da un mercato tanto globale quanto spietato. A meno che, naturalmente, alla fine tutto resti come prima, ma con qualche nuova bella parola in più da agitare durante le riunioni ufficiali.

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