Dove potrebbe mai finire il braciere olimpico piazzato sotto il maestoso Arco della Pace a Milano? Ah, domanda quasi da Nobel della logica urbana. Il sindaco Beppe Sala, con la sua proverbiale schiettezza, ha sciorinato una risposta degna di nota: “Spero che rimanga in un museo, milanese, ci stiamo lavorando”. Tradotto: l’incanto olimpico diventerà presto un cimelio polveroso da mostrare ai posteri. Tutto questo, a margine di Your Next Milano, quell’evento organizzato da Assolombarda e ambientato nella mitica Casa Italia, il luogo dove si facciano i conti (economici) delle Olimpiadi.
A qualcuno potrebbe venire il dubbio che a Milano manchi un po’ di spirito olimpico, ma il nostro sindaco non si lascia sfuggire l’occasione per lanciare una battuta: “Non è vero, poi lo dice chi vive a Roma”, perché si sa che la rivalità tra le due città non si spegne mai, nemmeno in occasioni così solenni. Per lui, poi, queste sono addirittura “le Olimpiadi più viste” attraverso i media, quindi un trionfo mediatico. Bisogna saper vedere i lati positivi, no?
Alla domanda su un dettaglio tragicomico, ossia la scarsa presenza del governo a Milano durante i preparativi e gli eventi olimpici, Sala si è dato un tono molto diplomatico: “Io sarei felice che venissero tutti a prescindere dallo schieramento politico e dal ruolo perché è un momento di festa per la gente, però immagino che abbiano anche agende molto complicate”. Traduzione per i più cinici: facciamo finta che siano tutti impegnati davvero, non che si siano semplicemente scordati o snobbati la città ospitante.
Il braciere olimpico all’Arco della Pace: un’opera d’arte… ingegneristica
I bracieri delle Olimpiadi Milano Cortina 2026 non sono roba da poco, anzi. Nati dalla mente del geniale Marco Balich, in collaborazione con Lida Castelli e Paolo Fantin, saranno collocati in due location iconiche della città. Evidentemente, ci teniamo a rimarcare il nostro attaccamento al sole, “fonte primaria di vita, energia e rinnovamento”. Frase fatta? Forse, ma ci piace sentirla ripetere.
La fiamma olimpica, simbolo universale di continuità e rinascita da secoli, si trasforma miracolosamente nel cuore di una creazione futuristica. Il design? Un omaggio al genio di Leonardo da Vinci e i suoi celebri Nodi, quei giochini geometrici che dovrebbero rappresentare l’armonia perfetta tra natura e ingegno umano. Evidentemente avevamo proprio bisogno di un po’ di Leonardo per legittimare l’operazione.
Un tributo a Leonardo e al suo legame con Milano
Non è un caso che si faccia leva proprio sul rapporto storico tra Leonardo e Milano per far brillare la creatività e l’innovazione della città. I bracieri sono realizzati in alluminio aeronautico, che è tra i materiali più leggeri e resistenti al mondo, perché si sa, il design da Olimpiade deve essere anche super tecnologico e ultra performante. Ma non solo: queste strutture non stanno lì a piantare un palo, ma sono dinamiche e capaci di aprirsi e chiudersi, un balletto meccanico che simboleggia il tempo che scorre e il ciclo eterno tra il giorno e la notte. Chissà se riescono anche a fare il caffè.
Una sinfonia meccanica di numeri e ingranaggi
La struttura vanta una geometria che si allarga da un misero diametro di 3,1 metri chiuso fino a un pomposo 4,5 metri aperto: roba da lasciare a bocca aperta il primo incauto passante. Dietro questo spettacolo ci sono ben 244 punti di snodo, 1.440 componenti montati su perni e cuscinetti, perché si sa che le Olimpiadi ora sono anche una sfida di ingegneria meccanica. Che poi la fiamma vera e propria è racchiusa dentro una teca in vetro e metallo, cosa che aggiunge un tocco di preziosità e mistero.
I progettisti hanno pure avuto la premura di inserire effetti scenici “sostenibili”: niente ricadute di materiali (per fortuna, immaginate il disastro ambientale), basso impatto acustico (per non disturbare i passanti tranquilli) e emissioni di fumo quasi inesistenti. Insomma, il massimo per un’installazione che deve convivere pacificamente persino con il pubblico più onnipresente.



