Violazioni dei diritti umani in Iran, Turchia e Uganda: quando il disastro è una costante internazionale

Violazioni dei diritti umani in Iran, Turchia e Uganda: quando il disastro è una costante internazionale

Che sorpresa! Ancora una volta, il regime in Iran si distingue per la sua innata capacità di trasformare la repressione in un’arte raffinata. Mentre la comunità internazionale alza il sopracciglio, la violenza contro civili, attivisti della società civile, donne, minoranze e intere comunità continua imperterrita. Ragazze, donne, persino laureate al Nobel per la Pace come Narges Mohammadi finiscono in cella con accuse che farebbero arrossire anche il peggior burocrato dell’oppressione.

Le stime, per nulla stellari, parlano di circa 35.000 vittime tra i manifestanti recenti—un numero talmente alto da suggerire che qui non si tratti più di repressione, ma di autentici crimini contro l’umanità. Ma che volete, si sa, i dettagli contano poco se alla fine tutto resta in un silenzio diplomatico e un bel gioco di rinvii. La richiesta degli eurodeputati è semplicissima: far indagare ogni atrocità da organismi indipendenti dell’ONU e conservare ogni prova per future processioni, ovviamente con tutta l’affidabilità e imparzialità che questa missione richiede… o almeno si spera.

Non manca nemmeno la consueta predica: basta con la violenza indiscriminata, la detenzione arbitraria, i “trattamenti alternativi” come sparizioni forzate e torture. Ma, attenzione, la chicca è la difesa dei medici e del personale sanitario che curano i feriti dei manifestanti, costretti a lavorare entro un contesto spaziale di persecuzione da parte delle autorità. Insomma, un quadro da favola, condito da una solidarietà ipocrita verso il popolo iraniano—gli unici veri sovrani del proprio destino, si dice, mentre il regime continua a far finta di niente.

L’appello agli “amici della democrazia” europei è quindi quello di ampliare le sanzioni mirate, sviluppare strategie contro la diplomazia degli ostaggi e, dulcis in fundo, non dimenticare di inserire nella lista nera l’odiatissimo Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC), già designato dall’UE come organizzazione terroristica. Il voto? Una larga maggioranza sembra quasi divertirsi, con 524 voti a favore, 3 contrari da eroi solitari e 41 astensioni con il classico atteggiamento “vediamo un po’”.

Espulsioni Mirate in Türkiye: Sicurezza Nazionale o Solo una Scusa?

Nel frattempo, da Türkiye arriva lo show delle espulsioni “mirate” di giornalisti stranieri e di cristiani stranieri, rigorosamente giustificate da quei fantasiosi pretesti di “sicurezza nazionale” che ormai sono diventati lo sport nazionale per soffocare ogni dissenso. Procedimenti legali? Controllo giudiziario? Ma va’, serve solo un giro di valzer delle autorità per mostrare i muscoli e ululare al voto patriottico, senza nemmeno fornire la benché minima prova. L’amministrazione turca sembra aver adottato come hobby l’intimidazione e la caccia ai giornalisti che osano fare il loro mestiere, come il povero Kaveh Taheri e lo svedese Joakim Medin.

Gli eurodeputati, muniti di pacatezza e sarcasmo, invitano le autorità turche a bloccare immediatamente tutte le espulsioni e le angherie contro chi semplicemente racconta la verità, ma ovviamente questo invito è caduto nel vuoto di un cyberspazio intasato da certe “procedure” un po’ elusive. Ah, e non dimentichiamoci dei codici amministrativi N-82 e G-87, che colorano almeno 300 cristiani stranieri come minacce alla sicurezza nazionale, senza una singola giustificazione degna di questo nome. Senza contare la richiesta di consentire coloro che sono stati espulsi arbitrarimanete di rientrare, magari per raccontare un’altra simpatica puntata di questa farsa.

Non che serva, ma i parlamentari europei chiedono pure che Bruxelles tenga gli occhi ben aperti, ricordando che la libertà di stampa e il pluralismo restano ancora troppo spesso un miraggio nel paese. Insomma, una questione da “dialogo politico” molto diplomatico ma decisamente poco concreto, lasciando aperta la porta a misure mirate se episodi simili dovessero proseguire. Il voto su questa brillante risoluzione? 502 favorevoli, due contrari (forse troppo ottimisti) e 59 astensioni, perché si sa, un po’ di sana ambiguità non guasta mai.

Elezioni Ugandesi: Una Festa per la Democrazia, Se Ti Piace la Tortura

Con un salto nel continente africano, tocca all’Uganda offrire l’ennesimo spettacolo di “elezione democratica” marciata da intimidazioni, frodi, violenza e una blackout internet su scala nazionale. Quando si tratta di far suonare l’orchestra della repressione, il paese sa come incantare il pubblico. Coinvolgendo direttamente civili, oppositori di spicco come Robert Kyagulanyi noto come “Bobi Wine” e il veterano dell’opposizione Kizza Besigye, il governo locale mostra zero tatto e un’inclinazione per la crudeltà da manuale.

Il Parlamento europeo condanna senza mezzi termini queste “procedure elettorali”, chiedendo l’immediata e incondizionata liberazione di tutti i prigionieri politici e denunciando apertamente l’assassinio di un sostenitore dell’opposizione. Ma qui non si fermano le dolcezze: si invitano le autorità ugandesi a smettere con i processi militari contro civili, ad adottare salvaguardie costituzionali nelle pratiche giudiziarie e, ciliegina sulla torta, a rivelare dove sono finiti tutti i “dispersi”. Perché sparire nel nulla è molto di moda ultimamente, anche se purtroppo meno elegante.

Ovviamente il Parlamento è particolarmente delicato nel suggerire riforme elettorali e istituzionali, evitando che qualcuno si possa offendere. Allo stesso tempo, sollecita l’UE e i suoi membri a rivedere con attenzione la propria cooperazione con il governo ugandese, promettendo però di sostenere con fervore le organizzazioni della società civile, i difensori dei diritti umani, le comunità LGBTIQ+ e i giornalisti. Infine, si chiede una vera e propria investigazione indipendente e imparziale sui crimini contro l’umanità commessi da alcuni leader politici e militari, perché si sa, un buon processo è sempre il miglior finale per certi spettacoli grotteschi.

Alla fine, la votazione ratifica la cosa con 514 sì, 3 no e 56 astensioni, dimostrando come la democrazia europea sappia essere tanto feroce nelle denuncia quanto… formale nei gesti. Un vero capolavoro.

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