Nuove scorte di preservativi gratuiti stanno per raggiungere gli atleti delle Olimpiadi di Milano–Cortina, perché – sorpresa – le riserve iniziali si sono esaurite. Sì, avete capito bene: le dotazioni previste sono finite a causa di una domanda esageratamente elevata. Il comitato organizzatore, con un tempismo perfetto, ha assicurato che i condom saranno riforniti con costanza fino al termine dei Giochi per evitare una nuova catastrofe.
Da quando, nel 1988, furono introdotti i preservativi gratuiti per gli atleti, la tradizione è stata fedelmente mantenuta. A Parigi 2024 si sono contati circa 300mila pezzi distribuiti – niente male come scorta. Ma a Milano-Cortina, almeno stando alle parole di Mark Adams, portavoce del Comitato Olimpico Internazionale, il numero è decisamente più modesto: appena 10mila condom distribuiti a 2.800 atleti. Un vero e proprio ‘record’ che suggerisce un’attività… intensa tra i partecipanti, come ironicamente commentato dallo stesso Adams.
Mark Adams ha detto:
“Questo dimostra chiaramente che San Valentino è già arrivato nel villaggio olimpico.”
I preservativi olimpici come cimelio da collezione
Non ci limitiamo certo a un semplice strumento di protezione contro le malattie sessualmente trasmissibili. I condom con i cinque cerchi olimpici sono diventati un vero e proprio souvenir ambito dagli atleti, sullo stesso livello di qualsiasi gadget firmato Olimpiadi. E se pensate che finiscano nel cestino dopo l’uso, vi sbagliate di grosso.
Basta un salto sui siti di compravendita di prodotti usati per scoprire che questi preziosi oggetti, rigorosamente mai utilizzati – perché ovviamente nessuno vende quelli già consumati – vengono messi in vendita per cifre che superano i 100 euro. Un vero investimento per i collezionisti del kitsch sportivo.
Qualcuno potrebbe pensare che il comitato organizzatore abbia sottostimato la domanda o che gli atleti siano particolarmente “produttivi” tra una gara e l’altra. O forse è solo un modo elegante per spingere le vendite di gadget a caro prezzo. Qualunque sia la verità, la cosa certa è che, quando si parla di Olimpiadi, anche un innocente preservativo può trasformarsi in un simbolo di desiderio, spreco e – perché no? – puro marketing.



