Notice: Function _load_textdomain_just_in_time was called incorrectly. Translation loading for the fs-poster domain was triggered too early. This is usually an indicator for some code in the plugin or theme running too early. Translations should be loaded at the init action or later. Please see Debugging in WordPress for more information. (This message was added in version 6.7.0.) in /var/www/virtual/spreconi.com/htdocs/wp-includes/functions.php on line 6131
Sabella smaschera Nordio: aggiornamenti macroscopici sul trash politico che insulta Falcone e Borsellino - Spreconi

Sabella smaschera Nordio: aggiornamenti macroscopici sul trash politico che insulta Falcone e Borsellino

Sabella smaschera Nordio: aggiornamenti macroscopici sul trash politico che insulta Falcone e Borsellino

Alfonso Sabella, ex sostituto procuratore del pool antimafia di Palermo alla fine degli anni ’90, noto come “Cacciatore di latitanti” – sì, proprio lui che ha inseguito pezzi grossi come Giovanni Brusca e Leoluca Bagarella – ora giudice del Tribunale di Roma, sa bene cosa vuol dire stare faccia a faccia con la criminalità organizzata. Eppure, le recenti dichiarazioni del ministro Carlo Nordio lo hanno fatto irritare non poco. Offeso? Ma come no! Il ministro, infatti, parla di mafia come se si trovasse a un aperitivo tra amici, senza la minima conoscenza del tema. Secondo lui, i mafiosi non parlano al telefono: e lui, senza intercettazioni, avrebbe scovato forse due o tre latitanti su oltre cento arrestati. Ahi ahi, tecnica investigativa di livello unico.

Sabella attacca duramente quel che passa per il pensiero del Guardasigilli, riferendosi al Consiglio superiore della magistratura (CSM) e alle correnti che guerrigliano al suo interno, definite dal ministro quasi come “metodo para-mafioso”. Una differenza? Assolutamente no, giudicate voi. Sabella commenta questa definizione come “agghiacciante”, precisando di non essere iscritto nemmeno all’Associazione Nazionale Magistrati e di sentirsi profondamente indignato da questa affermazione. Pronti per un ragionamento? “La mafia si fonda su assoggettamento e omertà. Dunque, secondo Nordio, io dovrei essere assoggettato e omertoso. Peccato che la mia storia personale dica tutt’altro”.

Sì, perché Sabella ha esplicitamente dichiarato in passato di essere stato penalizzato, proprio per non appartenere a nessuna corrente. E se qualcuno sperava in un dietrofront, si sbagliava di grosso: “Il sistema delle correnti è clientelare, come tutto il sistema politico italiano. Ma confondere clientelismo con sistema mafioso è semplicemente offensivo, soprattutto per la memoria dei grandi come Falcone e Borsellino”.

Poi, per la gioia di tutti, arrivano gli esempi: “Il compianto Paolo Borsellino a Palermo era fra i vertici di Magistratura Indipendente; Giovanni Falcone, invece, inventò la sua corrente e fondò il ‘Movimento per la Giustizia’. Dobbiamo davvero insinuare che questi eroi operassero con metodi mafiosi? Non solo mi sento offeso, ma indignato” – parola di Sabella. Un atto di fede e di sfida all’assurdità.

Il ministro poi ha regalato perle lessicali argute come: “Chi non ha padrini è morto”. Beh, Sabella si sente forse defunto? Scherziamo: “L’utilizzo del termine ‘padrino’ nel discorso è già un parallelismo mafioso di per sé. In più, sono stato sottoposto a procedimenti disciplinari senza alcun gruppo dietro, eppure sono stato assolto.” Complimenti all’indipendenza e alla trasparenza della magistratura, a quanto pare.

Naturalmente, gli attacchi sono via via più violenti e infantili. “I toni sono da asilo”, aggiunge Sabella, “ogni giorno qualcuno spara cavolate più grosse dell’altro. Definire la magistratura un sistema mafioso? Davvero esagerato.” Quindi, evitiamo di ridurre una questione seria a un circo, signori, o forse no?

Il nervo scoperto delle correnti e dell’ANM

Per chi dovesse aver bisogno di un ripasso, le “correnti” sono quelle faide spesso oscure e spartitorie dentro la magistratura, una vera e propria lobby che decide carriere, incarichi e voti al CSM. E chi non si iscrive o rimane fuori da queste fa le spese. L’Associazione Nazionale Magistrati, che dovrebbe rappresentare tutta la categoria, in realtà è spesso vissuta come un club esclusivo, presente quasi ovunque ma con un tasso di iscrizione che la fa sembrare un’illusione ottica più che un organismo rappresentativo.

Il Guardasigilli Nordio si è avventurato a definire il sistema come “para-mafioso” forse per colpire i grandi gruppi di potere nascosti, ma ha finito per offendere categorie e persone che nel loro lavoro quotidiano rischiano la vita per combattere realmente la malavita. Il ministro ha anche ammonito solennemente: “Chi ha commesso errori non scusabili va cacciato, visto che il CSM non lo fa”. Il tutto condito da questa frase lapidaria sul “padrino”. Ironico, quando sai che certi sistemi clientelari interni sono ben lungi dall’essere eradicati.

Quando la retorica diventa spettacolo indecoroso

Il clima incendiario che si è creato non è casuale: il tema della giustizia e della mafia è da sempre uno dei più sensibili, perfetto come terreno di scontro e propaganda politica. Creare scandalo sulla magistratura, soprattutto attaccando in modo generico e infondato, porta solo a distrarre dall’essenziale: la lotta reale contro le organizzazioni criminali, che come sappiamo non si combatte con proclami e slogan d’effetto ma con lavoro meticoloso, professionalità e chiarezza di intenti.

E invece eccoci qui, a commentare dichiarazioni che più che aprire un dibattito utile, alimentano solo un teatrino di accuse, insulti e probabilmente… distrazioni strategiche. Intanto, chi davvero sta sotto tiro nella realtà – i magistrati come Sabella – continuano a essere presi a schiaffi verbali senza alcuna protezione degna di questo nome. Che ironia, no?

La verità che nessuno ha osato raccontare ai cittadini è che ci troviamo di fronte a una riforma della magistratura, non della giustizia. Cioè, preparatevi: non solo nulla migliorerà, ma l’intero sistema rischia di precipitare nel caos più totale.

Il procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri, è stato molto chiaro: questa riforma fa gola a parecchi centri di potere. E sappiamo tutti che dopo questo pronostico è stato sommerso da una valanga di critiche. Sarà stato troppo pesante nei toni? Mah.

Gratteri ha detto che mafiosi, massoni e altri pezzi grossi probabilmente voteranno “Sì” al referendum. Poi, con la proverbiale saggezza dei tempi andati, ricorda i bei momenti a Palermo: “Quando mi occupavo di criminalità organizzata, sapevo benissimo quale voto consigliasse la mafia. Ma attenzione, non significa che chi vota un partito o un altro sia automaticamente mafioso. Evitiamo porcate di confusione.”

Ed ecco la chicca ironica: Gratteri replica a chi lo accusa di essere pazzo, citando nientemeno che il ministro Nordio, che lo ha definito così. “Eh, lui si è fatto una domanda e si è pure dato una risposta da solo.” Che talento autoironico, complimenti.

Una riforma fatta su misura per le consorterie

Secondo Gratteri, questa riforma è un regalo prezioso per quelle consorterie che negli anni hanno tessuto le loro trame nelle stanze del potere, dalla mafia alle grandi massonerie internazionali. Ora, se pensavate che la separazione delle carriere fosse una chimera, sappiate che era il sogno bagnato del famigerato Licio Gelli, il grande burattinaio dell’ombra.

Con un passato da pubblico ministero e il presente da giudice a Roma, Gratteri non si nasconde dietro un dito. Ammette che avrebbe potuto fare meglio il pm se avesse messo piede prima sulla sedia del giudice, ma la vera questione è un’altra: questa riforma è pericolosa, punto e basta.

Pericolosissima

Se pensavate di aver sentito abbastanza, preparatevi a questa bomba. Con la riforma, sorgeranno non uno, ma ben due Consigli Superiori della Magistratura. E attenzione: uno sarà composto esclusivamente da pubblici ministeri. E cosa succede quando una categoria si autoelegge a decidere tutti i vertici delle procure? Semplice, docenti e professori, i pm comanderanno a bacchetta tutti, dal procuratore generale della Cassazione a chi si occupa di disciplina.

Gratteri avverte sarcastico, quasi con un ghigno: “Insomma, super-poteri da supereroi della toga, ma lasciateli sotto il controllo dell’esecutivo, altrimenti addio imparzialità.” Chiarissimo e subito bollato dal ministro Nordio, che ha liquidato questa visione come “blasfema”.

Ma Gratteri non si scompone e risponde con ironia sferzante: “Non sono né credente né praticante di quella che ama chiamare teocrazia governativa, quindi prendo volentieri questo rischio.” E chi non lo farebbe?

Siamo SEMPRE qui ad ascoltarvi.

Vuoi segnalarci qualcosa? CONTATTACI.

Aspettiamo i vostri commenti sul GRUPPO DI TELEGRAM!