«Non posso certo farmi ossessionare da Vladimir Putin e dai suoi fantasiosi piani di avvelenamento, ammesso che ne abbia qualcuno in mente. Cerco di non pensarci, altrimenti non farei altro.» Parole della saggezza del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che risponde così con raffinata indifferenza a chi gli chiede se teme un avvelenamento in stile Alexei Navalny, l’oppositore russo divenuto ormai leggenda post mortem. Per un tocco di colore, i ministeri degli Esteri di Regno Unito, Francia, Germania, Svezia e Paesi Bassi hanno puntualizzato che le analisi sui campioni di Navalny, deceduto due anni fa, hanno rilevato la presenza di epibatidina, una sostanza oltremodo letale ricavata dalle rane freccia velenose del lontano Sud America. Insomma, il buongusto nel selezionare i veleni è garantito.
In una danza diplomatica degna di un palcoscenico politico, Zelensky ha incrociato le sue agende a Monaco di Baviera con il segretario di Stato americano Marco Rubio. Non soddisfatto, ha poi intrattenuto una telefonata con gli enigmatici inviati USA Steve Witkoff e Jared Kushner, schierandosi così in vista del tanto atteso (o temuto) trilaterale a Ginevra, prossimo atto sul grande teatro tra Kiev, Mosca e Washington.
Dal suo profilo X, Zelensky ci regala il tweet day: «Ho aggiornato Rubio sulla situazione al fronte, sugli attacchi russi e sull’impatto devastante delle offensive sul sistema energetico ucraino.» Le parole suonano come un trailer di un film catastrofico senza finale felice.
Prosegue il presidente con la sua brillante esposizione: «Abbiamo discusso di come aiutare l’Ucraina a proteggere vite umane durante il freddo inverno e a rafforzare la nostra resilienza.» Tanta preoccupazione per affrontare una stagione che, per fortuna, capita puntuale ogni anno, ma questa volta con curiosi rischi energetici e un contorno di guerra.



