Milano si crede Vancouver ma finisce a litigare con un bastone: l’hockey versione comica in città

Milano si crede Vancouver ma finisce a litigare con un bastone: l’hockey versione comica in città

Mattia Mai ha iniziato a pestare sul ghiaccio con un bastone in mano all’età tenerissima di sei anni. Già, un amore eterno per quello che potremmo definire lo sport meno praticato della città, ma lui no, non l’ha mai mollato, come un fedele seguace di una religione poco popolare. Oggi, però, la sua carriera ha preso una piega così originale da far invidia a qualsiasi sceneggiatore: niente più hockey sul ghiaccio, ma un salto nel mondo scintillante dell’hockey inline.

Ormai da qualche anno si allena sfidando la gravità delle piste del Quanta Club, nella nobile serie A dell’hockey inline, quella sì che è roba da veri duri, mica da contemplativi del ghiaccio. Non più neve e freddo polare, ma asfalto e velocità, un cambiamento epocale che a qualcuno potrebbe sembrare una vendita dell’anima, ma per Mattia è solo una questione di praticità e, diciamolo, tanta passione ancora viva.

Da Ghiaccio a Gomma: Una Storia di Continua Evoluzione

In fondo, l’hockey inline non è forse la versione moderna e futile di quel rigido hockey su ghiaccio? Un po’ come passare da una macchina d’epoca a una Go-Kart, ma con tutta la dignità del caso. Mattia si è adattato con una facilità disarmante, abbandonando il fresco pungente per l’asfalto rovente, dimostrando che i veri appassionati non guardano al mezzo, ma al fine ultimo: giocare, correre, lottare.

Il Quanta Club, noto per ospitare talenti di ogni sorta, è il teatro di queste gesta moderne, dove il rumore delle ruote che scorrono sui pavimenti è accompagnato da gesti tecnici che farebbero rabbrividire i puristi delle piste bianche. Ma chi ha detto che bisogna restare intrappolati in un passato artico?

Una Serie A “di Serie A”: Ma di che Serie?

L’hockey inline in Italia si vanta di una serie A che, a sentirla nominare, potrebbe quasi confondere un neofita con quella del calcio. E invece no, qui parliamo di un campionato che offre competitività, sudore e qualche amichevole scorrettezza, tutto alla luce del sole e senza i comfort rigidi delle piste di ghiaccio. Una realtà tanto entusiasmante quanto ignorata dai più, che preferiscono sognare campioni sulle lastre di ghiaccio infinite invece di apprezzare la velocità su rotelle.

Peccato che questo gioiellino sportivo continui a navigare sotto il radar, ma del resto chi ha davvero bisogno di protagonismo quando si può godere della pura essenza del gioco? O forse è solo una questione di marketing… quello che manca sempre quando si tratta di sport che fanno sudare davvero.