Uto Ughi ricorda Maria Franca Ferrero: una fan di Mozart con la testa tra le nuvole, celebro per i suoi ottant’anni ecco cosa è successo

Uto Ughi ricorda Maria Franca Ferrero: una fan di Mozart con la testa tra le nuvole, celebro per i suoi ottant’anni ecco cosa è successo

Una data, il 21 gennaio, ha magicamente unito due anime libere e appassionate di cultura: Maria Franca Ferrero e il Maestro Uto Ughi. Due personalità nate lo stesso giorno, ovviamente in anni diversi, perché altrimenti cosa ci racconteremmo? Il violinista ricorda: «Me lo disse durante il concerto per il suo ottantesimo compleanno al Teatro Sociale di Alba. E naturalmente volle festeggiare insieme, con la sua combriccola di parenti. C’era una tavolata lunghissima; lei andava di mano in mano, con una parola pronta per ognuno. Esattamente come faceva nei miei concerti con i musicisti dell’orchestra».

Il primo incontro tra Uto Ughi e Maria Franca Ferrero risale a qualche anno prima, nell’incantata Abbazia di Staffarda, durante il festival “La santità sconosciuta” organizzato dall’associazione Arturo Toscanini. Natascia Chiarlo, direttrice artistica insieme al fratello Ivan, ha un ricordo nitido di quell’episodio: «Quando invitammo la signora Maria Franca, il nostro evento era già diventato un punto di riferimento nella provincia di Cuneo, con il pubblico che riempiva sempre l’Abbazia. Sognavamo di averla nella platea a un concerto di Ughi e le mandai un invito scritto. Pochi giorni dopo, la sua segretaria, Ivana Sacco, mi telefonò per confermare la sua presenza». Da allora, gli inviti sono fioccati. Natascia prosegue: «Da quel momento è nata un’amicizia. Ci sentivamo spesso; mi invitava a pranzo con la cugina Maria Pia Girardo, e quando il Maestro arrivava in provincia, non mancava mai un invito a cena, a casa sua o in qualche delizioso ristorante locale».

Immaginate la signora Ferrero seduta in prima fila nell’Abbazia di Staffarda, occhi incollati alle mani del Maestro mentre l’arco danza sul violino. Era sempre la prima a scattare in piedi per la standing ovation, trascinando tutti con l’entusiasmo tipico dei fan più sfegatati. Uto Ughi racconta: «Aveva una personalità indimenticabile. Una vera amante della cultura, dotata di un senso critico raffinato. Si interessava agli autori che eseguivo, coglieva ogni dettaglio con la curiosità di una bambina e il gusto della scoperta. Mi chiedeva sempre di spiegare i pezzi al pubblico, così da farli gustare appieno».

«La signora Maria Franca aveva uno spirito giovane, una fantasia notevole e una spiritualità profonda. Amava ascoltare le mie storie sui grandi musicisti che avevo incontrato, come Rostropovich e Rubinstein, e si appassionava con quella freschezza che solo chi possiede il dono dell’eterna giovinezza può permettersi. Dopo i concerti, a cena, si discuteva di letteratura, arte e viaggi; adorava raccontarmi dei Paesi che aveva visitato. La musica era pane quotidiano per lei, non a caso aveva studiato pianoforte. Credo che il suo compositore preferito fosse Mozart, perché è semplicemente al di sopra delle definizioni: un angelo che illumina l’umanità con la sua musica».

Tra le molte occasioni in cui si sono incrociati, una in particolare ha toccato il cuore di tutti: il concerto del 2023 al Teatro Milanollo di Savigliano, la città natale di Maria Franca. La sala stracolma e le autorità, tra cui il sindaco Antonello Portera, visibilmente emozionate. Maria Franca fu acclamata insieme al Maestro e, quando Uto Ughi scese dal palco per raggiungerla, restò chiaro a tutti che quel gesto non era un semplice saluto, ma lo scambio sincero tra due anime affini.

Natascia Chiarlo, esponente di una delle storiche famiglie di Savigliano, ci regala una delle sue perle di retorica intessuta di sentimentalismo selettivo. Racconta quello che definisce un legame di amicizia con il “Maestro”, ma anche con lei e suo fratello: non proprio la solita conoscenza casuale, evidentemente.

Si è sentita persino in imbarazzo a svelare i loro “progetti” segreti, come se stesse tramando qualcosa di rivoluzionario. Alla fine, come per miracolo, trovò il coraggio (dopo chissà quante esitazioni) di spiegare il loro piano di trasformare una manifestazione nata a Staffarda in un evento itinerante capace di coinvolgere tutta la provincia di Cuneo. Coinvolgimento degli studenti incluso, perché non si può mica parlare di cultura senza metterci dentro l’innocenza della gioventù.

Secondo la signora Chiarlo, il “Maestro” e questa beniamina di famiglia appoggiarono subito la fantastica idea. Così è nato “Uto Ughi per i giovani” – un nome che suona come un’invocazione liturgica per la salvezza musicale delle nuove generazioni.

Merito loro si sono potuti organizzare concerti in luoghi che esistono davvero, come l’Auditorium Ferrero di Alba, la chiesa di San Domenico e il Teatro Sociale. Quando suonava Uto Ughi, questa signora cercava sempre di esserci, come se fosse l’ultima redente in un mondo decadente.

La sua passione per diffondere la musica nelle scuole era motivata da una convinzione così profonda che ormai definirebbe filosofia fine a sé stessa: la musica, a suo dire, aiuta nella formazione della personalità. Chissà quanti filosofi e psicologi hanno passato la vita a scoprire la medesima verità.

Insieme al “Maestro”, ha persino inaugurato una scuola ad Alba, perché mettere il proprio nome su una targa rimane il vero sogno di chi si culla nell’idea di lasciare un “segno” eterno.

Ma non finisce qui: quando Natascia gli confidò l’ambizione di trasformare questo progetto in un’iniziativa nazionale, l’illustre destinataria la trovò all’altezza del nome che porta, definendola “lungimirante” e riempiendola di preziosi consigli per la creazione della Fondazione Uto Ughi. Ovviamente, la Fondazione collabora con qualcuno di importante, il Ministero dell’Istruzione e del Merito, per portare concerti e formazione musicale gratuita ai giovani sparsi per l’Italia. Un vero toccasana per il futuro dei nostri adolescenti.

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