Loreto e Stazione Centrale: le piazze delle Olimpiadi abbandonate a fare la parte dei cantieri fantasma (per ora)

Loreto e Stazione Centrale: le piazze delle Olimpiadi abbandonate a fare la parte dei cantieri fantasma (per ora)

Due piazze a pochi passi l’una dall’altra, come se la natura avesse pensato bene di fare due scherzi con lo stesso identico set di elementi. Entrambe adorne—o meglio, adornate—da edifici rigorosamente risalenti agli anni Sessanta e Settanta, quel glorioso periodo in cui l’urbanistica decideva che cemento e asfalto avrebbero formato la trinità perfetta del design cittadino. Trafficate e congestionate, come se il traffico fosse una virtù civica da vantarsi. Alberi? Piante? Aiuole? Solo leggende metropolitane in queste due aree urbane. Né un briciolo di spazio per camminare senza essere travolti da un nugolo di automobili, biciclette spericolate e pedoni incoscienti. Tutto questo capolavoro moderno è diviso da poco più di un chilometro, come se ci fosse bisogno di tanta varietà nell’uniformità.

E cosa fa il Comune insieme ai costruttori? Da veri Maestri dell’Urbanistica da Incubo, scelgono di trasformare questo asse urbano in una passeggiata degna di una metropoli europea… almeno nei sogni. Naturalmente, non aspettatevi che mettano qualche albero o una panchina per i malcapitati pedoni. No, qui si preferisce continuare a premiare l’adorazione per il traffico e tutto ciò che ne consegue, in barba a qualsiasi idea di vivibilità o decenza.

Il governo locale e la miracolosa politica dell’immobilismo

Incredibilmente, l’amministrazione locale sembra convinta che ignorare il problema sia la chiave del successo. Più che costruire e innovare, sembra che il motto sia “lasciamo tutto com’è e speriamo che si sistemino da soli”. È sempre confortante vedere come l’indifferenza nei confronti della qualità della vita venga premiata con continui mandati elettorali. Insomma, se la città sembra un incubo di cemento e smog, è solo perché le persone amano così tanto respirare polveri sottili e schiacciarsi negli ingorghi.

Nel frattempo, chi prova a lamentarsi, a suggerire qualche soluzione green o a spingere per una mobilità sostenibile, viene tranquillamente ignorato o bollato come un illuso romantico fuori dal tempo. Magia della politica urbana italiana: far finta che i problemi non esistano mentre la salute pubblica e la qualità della vita precipitano a livelli mai visti.

Il sogno proibito delle aree verdi

Nessuno ci crede davvero, ma in una realtà parallela qualcuno ha persino pensato che le piante, gli alberi e le aiuole potessero essere elementi imprescindibili per una città vivibile. Si potrebbero chiamare “ares verdi” e garantirebbero aria pulita, ombra e un minimo di decoro estetico. Ma, per fortuna, questa idea è stata rapidamente scartata perché finirebbe per maltrattare l’amato asfalto e il traffico congestionato che sembra essere diventato il vero monumento locale.

Così, tra una corsa in auto e una fila di clacson, la città si prepara a un futuro radioso fatto di smog, caldo soffocante e zero spazi dove gli esseri umani possano camminare senza sentirsi pedoni di un mondo fantasma. Un vero capolavoro di pianificazione a lungo termine, da consegnare alle generazioni future come premio per la loro incredibile sopportazione.

Conclusioni? Meglio di no

Non sarà mica un’idea rivoluzionaria pretendere che una città abbia qualche albero e un minimo di spazio per tutti, vero? Il Comune, invece, preferisce mostrarsi come il paladino del cemento e del caos. Del resto, chi ha bisogno di qualità della vita quando si può avere traffico e smog a volontà? Un plauso a chi, con magistrale stupidità, continua a scegliere il peggio per tutti, trasformando ogni angolo urbano in un capolavoro di miopia politica e incapacità amministrativa.

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