Davvero una notizia da non perdere: l’India ha appena dato il via libera all’acquisto di caccia Rafale provenienti dalla Francia, un affare così mastodontico da far impallidire qualsiasi lista della spesa natalizia. E tutto questo a pochi giorni dalla visita del presidente francese Emmanuel Macron, che ovviamente non poteva capitare in un momento migliore per rinsaldare i legami tra i due paesi.
Il pacchetto difesa di New Delhi sfiora la modica cifra di 3,6 trilioni di rupie, ovvero una manciata di 39,7 miliardi di dollari spalmati su un ventaglio impressionante di acquisizioni per le forze armate. Peccato che nessuno nel Ministero della Difesa abbia avuto la cortesia di specificare quanti velivoli saranno realmente ordinati: i media locali però sono generosi di dettagli, raccontando che l’India dovrebbe mettere le mani su ben 114 Rafale, di cui 18 faranno il viaggio diretto dalla casa madre Dassault e gli altri 96 magicamente nasceranno in patria.
Non si tratta solo di jet, ovviamente: nel pacchetto ci sono anche aerei spia Boeing P8I Poseidon per la marina, mine anti-carro per l’esercito di terra e aggiornamenti vari ai vecchi carri armati T-72 di marca sovietica e ai mezzi da combattimento di fanteria BMP-2. Insomma, un joggling militare da manuale.
La ragione dietro questo shopping bellico? La forza aerea indiana soffre di una mancanza cronica di squadriglie: ne ha 29, ma ne servirebbero almeno 42 secondo un rapporto parlamentare del 2024. Come ciliegina sulla torta nostalgica, ha appena mandato in pensione due squadriglie di mitici MiG-21, relitti della Guerra Fredda, e altrettanti velivoli meno recenti sono pronti a seguire la stessa triste sorte nei prossimi anni.
Da non dimenticare l’ordine precedente, di aprile, per 26 caccia Rafale-Marine destinati alla Marina: un esemplare di variante così raffinata che l’India diventerà la prima nazione, al di fuori della Francia, a farla volare. Non proprio un’esclusiva da poco per un paese che, purtroppo, nell’ultimo scontro bellico con il Pakistan del 2025 ha già perso almeno un jet in combattimento contro i J-10C cinesi di Islamabad. Ma chi conta le perdite quando si parla di investimenti mastodontici, vero?
Emmanuel Macron ha annunciato che sarà in India dal 17 al 19 febbraio, pronto a stringere mani e firmare sorrisi durante l’incontro con il premier Narendra Modi. L’obiettivo? Naturalmente ampliare la cooperazione bilaterale in settori strategici e lanciare il “Year of Innovation” tra India e Francia, perché nulla dice amicizia come il progresso tecnologico, soprattutto se accompagnato da una spruzzata di intelligenza artificiale.
Inoltre, i due leader pianificano di partecipare al AI Impact Summit di New Delhi, un evento che promette di rivoluzionare tutto, dal rapporto tra uomini e macchine ai possibili nuovi mercati di armamenti super tecnologici.
Il comunicato ufficiale del ministero degli Esteri indiano è altrettanto entusiasta:
“I leader discuteranno temi regionali e globali di comune interesse, inclusa una cooperazione sempre più intensa nell’Indo-Pacifico.”
In altre parole, mentre le sacche difensive si allargano e i cimeli sovietici vanno in pensione, il mondo osserva divertito questa danza diplomatica-militare, dove innovazione e vecchi rancori si intrecciano in un valzer tutto da seguire. Perché aprire il portafoglio è facile, il difficile è tenerlo aperto a lungo.



