Il nostro glorioso presidente si presenta con la posa tipica da influencer alle prime armi: testa leggermente inclinata, sguardo perso chissà dove, mentre attorno a lui gli atleti si accalcano come se fosse l’autografo più ambito della serata. Ovviamente, i campioni azzurri sono solitamente scafati e ben lontani dal frequentare i politici, noti per mettere a repentaglio il loro karma sportivo. Ma Sergio Mattarella si erge al di sopra di queste bassezze, non come talismano da stadio, bensì come dispensatore ufficiale di calma serafica, elemento irrinunciabile per chi mira all’oro. Così, incredibilmente, il Capo dello Stato diventa improvvisamente calamita umana.
La Cucina Olimpica: il racconto di un piatto come epopea nazionale
Al centro di Casa Italia, tra pentole che bollono e padelle luccicanti, si aggira anche uno chef stellato, Oldani, che ammette quasi con riverenza: «Mattarella? Ascolta ogni storia culinaria come fosse il sacro graal, un onore che ti fa quasi dimenticare di aver in mano un cucchiaio». Ovviamente, nel regno delle Olimpiadi, il piatto diventa metafora di gloria e il racconto di ogni ingrediente fa parte del rituale di consacrazione degli eroi.
I tre ori? Roba degli atleti, mica roba da presidente
Da quando sono iniziati i Giochi, Mattarella si è autoproclamato serbatoio di benessere e, secondo buona parte della nazione, vero e proprio talismano per l’oro. L’eroe ha però la nobiltà di precisare che «sarebbe appropriazione indebita» prendersi meriti altrui. E quindi, no, le medaglie non sono sue, anche se lui fa molto per convincerci del contrario con la sua apparizione quotidiana sotto ai riflettori olimpici, dove stabilisce un legame quasi mistico con ogni nazionale esistente, italiano e non.
Non si limita a un ruolo meramente istituzionale; quando si avvicina alla nuova generazione di atleti, non li guarda solo come numeri da protocollo, ma come fossero quei figli prodigi a cui vuole sventolarsi un mantello protettivo senza però trasformarsi in una specie di tifoso da bar. Distratto sì, ma sempre rispettoso della griglia dei risultati, capace di esserci senza apparire, complice anche lo sgomento di Kirsty Coventry, presidente del CIO, che non manca di sottolineare come il rapporto tra Mattarella e la squadra azzurra sia da romanzo sentimentale.
Casinò olimpico a Cortina: il presidente e le mascotte d’oro
Il protagonista si ritira da Cortina con tre ori consecutivi – roba mai vista prima dalle parti di quelle montagne innevate. Qui si concede una pausa pranzo tra banchi di atleti come Mosaner e Constantini, freschi di medaglia di bronzo nel curling. L’aria è elettrica, ma il nostro uomo del Quirinale cala la sua proverbiale calma zen. Regala una mascotte gentile come omaggio da parte degli slittinisti d’oro Emanuel Rieder e Simon Kainzwaldner, il tutto condito da una gag troppo studiata sul tram, quel tipico momento ‘spontaneo’ che fa piangere di gioia gli spot di Instagram.
La sera precedente, a Casa Italia, si scatena in chiacchiere con la delegazione vincente dello slittino: Andrea Vötter e Marion Oberhofer, le ragazze del doppio, appena tornate dal podio, il divano accanto a lui. Il più impacciato? Ovviamente Armin Zöggeler, icona della disciplina e ora capo settore, che proprio non sa come replicare a quella stretta di mano affettuosa e al “grazie” quasi commovente che gli arriva dal presidente.
Mattarella pronuncia quel “grazie” come fosse una sentenza, un tributo sospeso tra carriera e presenza carismatica, invitando gli atleti a notare come fossero «molto emozionate durante l’inno». Sarà anche disinvolto nel non gettarsi nella mischia delle polemiche sulla pista, le sue parole taglienti rimangono sospese: il presidente non si lascia mai tirare per la giacca, specie se bianca, quella della squadra nazionale. Quella stessa maglia che indossa con orgoglio per seguire le gare, a volte dalla tribuna con coperta sulle ginocchia, a volte dalla cosiddetta “terrazza dei desideri”.
Il caloroso abbraccio con gli slittinisti, oro in doppio maschile e femminile
Come migliore esempio di patriottismo sobrio (e spettacolare), Mattarella basta un solo sussulto – quello sonoro e mediatico per la prova di Brignone, che balza in testa. Un «nooooo» contestuale all’uscita di Sofia Goggia dalle competizioni diventa virale nei social, immortalando la sofferenza del presidente in tempo reale. Quella volta in cui per qualche minuto la folla dimenticò il rigore istituzionale per tifare il proprio leader inconsapevole.
Il gran circo olimpico sembra una festa esclusiva, ma guarda un po’, non tutti sono graditi nel backstage dorato. Il presidente del CIO, il capo di Milano-Cortina Malagò e il sindaco della città olimpica monopolizzano la scena. Naturalmente, anche la figlia del presidente fa il suo tour da “influencer” dei Cinque Cerchi, seguendo il babbo come un’ombra impeccabile. Nel frattempo, la ministra del turismo Santanché si lamenta: il rigore nel cerimoniale pare proprio tagliarla fuori, visto che il compagno possiede il locale. La signora si trova così praticamente esclusa da casa propria, nonostante sia vestita per l’occasione con stivali di pelo, maglione a losanghe da alta montagna e cappello di lana bandierato — uno stile che urla “sono importante”, anche se da lontano.
In questo circolo esclusivo dove qualsiasi emozione è calibrata come un orologio svizzero, l’unica vera esplosione di entusiasmo arriva dalle medaglie. La fortunella di turno è Federica Brignone, abbracciata calorosamente dal presidente dopo un’impresa da far impallidire chiunque. Scambio di battute surreale a margine: il presidente ammette con un mite “Ci contavo”, mentre lei, fresca di oro a 315 giorni dal grave infortunio con ossa frantumate come giocattoli maltrattati, risponde con un lapidario “Io no”.
Il pranzo rituale di Mattarella con gli atleti: tra dialettica e short track
Facciamo un passo indietro al pranzo nel Villaggio olimpico di Milano, dove Mattarella si aggira discretamente intorno ad Arianna Fontana e Pietro Sighel. Interessante notare che i due normalmente evitano di pranzare allo stesso tavolo, ma davanti al presidente tutto diventa possibile. Quell’armonia messa in scena è tutt’altro che cortesia formale: è la magica stabilità che il capo dello stato riesce a trasmettere, e che viene riconosciuta da tutti come un balsamo per l’anima olimpica. Quella stessa stabilità che il pubblico acclama con il “Sergio-Sergio” urlato dagli spalti, un tributo che ha costretto il protocollo a dilatare i tempi della cerimonia per contenerne l’effetto.
Il risultato? Applausi spontanei e liberi, non certo dirigiti dalla regia, che si aspettavano un pubblico più prevedibile e calcolato come quello cinese. Mattarella chiama a sé Arianna Fontana, la ricopre di complimenti e chiude il momento con una battuta scaramantica che scioglie ogni tensione. Lo sport, d’altronde, conosce bene questo simpatico effetto “Mattarella”: non è solo un presidente, è il custode della dignità anche dei quarti posti, quelle posizioni “quasi medaglia” sempre morbide da accarezzare per non lasciare nessuno escluso dalla festa.
Questa attenzione ai dettagli, apparentemente banale, è in realtà la missione del presidente: evitare di sprecare qualsiasi talento, perché oggi più che mai ogni goccia di eccellenza italiana conta. E se non vince oro, almeno fa la figura dell’eroe comprensivo.



