Quando il concetto di tregua olimpica diventa un pretesto per un discorsetto interreligioso all’arco della pace di Milano

Quando il concetto di tregua olimpica diventa un pretesto per un discorsetto interreligioso all’arco della pace di Milano

La tanto attesa tregua olimpica? Ovviamente nemmeno stavolta è arrivata, neppure con la scintillante vetrina dei Giochi di Milano Cortina. Perché aspettarselo, visto che nel mondo reale le guerre vanno avanti come un orologio ben oliato? Ma tranquilli, a Milano qualcuno ha pensato bene di fare almeno qualcosa di simbolico. Dieci confessioni religiose si sono schierate – non per competere, ma per una pacifica comparsata – giovedì pomeriggio all’Arco della Pace, grazie alla super attivissima consulta regionale per il dialogo interreligioso, la quale, per la cronaca, esiste solo dal 2024. Che tempismo.

Ognuno ha recitato una preghierina tratta dalle proprie sacre tradizioni, come se fosse al karaoke spirituale, il tutto accompagnato dal gradito sottofondo del coro di voci bianche del liceo Malipiero di Varese, diretto da Angela Ballerio. Naturalmente, in platea non potevano mancare le star politiche: il governatore Attilio Fontana, il sottosegretario alle relazioni internazionali Raffaele Cattaneo, e la vice sindaca di Milano Anna Scavuzzo. Immancabile anche l’attore Giacomo Poretti, che ha declamato il “Messaggio per la Pace” della famosa consulta, perché cosa sarebbe la pace senza un tocco di cinema artigianale?

Pace e fratellanza, ma mica troppo

Attilio Fontana non si è fatto pregare e ha subito srotolato il suo copione ormai ben collaudato:

“Fin dall’assegnazione dei Giochi abbiamo voluto che Milano Cortina 2026 fosse molto più di un grande evento sportivo. Le Olimpiadi rappresentano un’occasione straordinaria per rilanciare un messaggio autentico di pace e fratellanza. Richiamare la ‘Tregua olimpica’ significa esaltare una responsabilità collettiva: trasformare la competizione in incontro, le differenze in dialogo, le identità in ricchezza condivisa. Il contributo delle comunità religiose in questo percorso è fondamentale per rafforzare coesione sociale e bene comune.”

Parole da premio Nobel della diplomazia, anche se la pace mondiale sembra non essere altro che un miraggio distante, magari da inseguire tra medaglie e selfie olimpici.

Responsabilità condivisa, ma con aria di circostanza

Il sottosegretario Raffaele Cattaneo ha contribuito con una dichiarazione dal sapore di spot istituzionale, degno di miglior causa:

“Questo evento si ispira ai valori della ‘Tregua olimpica’ e richiama istituzioni, comunità e società civile a una responsabilità corale: la pace non è un atto formale, ma un impegno quotidiano. Integrazione, libertà religiosa e confronto tra le fedi sono pilastri fondamentali per una coesione sociale basata sul riconoscimento dell’altro. In questa cornice, Regione Lombardia lancia un messaggio di speranza e partecipazione: sospendere le ostilità, rifiutare ogni forma di odio e tutelare la dignità umana universale.”

Insomma, mettete pure in pausa la guerra mentre sventolate bandiere e distribuite biglietti, tanto la pace, si sa, a parole è tutto un altro discorso. Fra un brindisi e una foto ricordo, si potrà facilmente evitare di ostilità, o almeno così suggerisce il decalogo della migliore ipocrisia pubblica.

In definitiva, mentre i conflitti imperversano nel mondo e l’”ospitalità” sembra più una parola da dizionario, a Milano si recita il rituale olimpico della pace come se fosse la formula magica capace di trasformare una competizione di pochi giorni nel garante dell’armonia universale. Il copione è sempre lo stesso: speranze, belle parole, qualche nota musicale e tanto, tantissimo senso di deja-vù.

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