Bene, ecco una di quelle storie legali che ti fanno pensare se sia il caso di aprire un romanzo o una telenovela. Un imprenditore monzese di 85 anni, evidentemente con un portafoglio ben fornito, denuncia la sua ex compagna e la figlia di quest’ultima per estorsione. Secondo lui, ovviamente, le due chiedevano denaro in cambio di “silenzio”. Come se la vita fosse un mercatino dell’usato e il silenzio un oggetto da contrattare.
Come se non bastasse la sceneggiata iniziale, l’anziano signore avrebbe sborsato più di un milione di euro nel tempo, inclusi soldi per una casa per le suddette donne, che risiedono a Rimini. Regalo gentile, vero? Non proprio, se poi arriva la denuncia per estorsione. Che, a quanto pare, avrebbe poco senso.
La vicenda, infatti, ha preso una piega ancora più divertente quando, in un processo civile – roba da non credere – è stata riconosciuta la paternità della figlia. Dunque, stando ai giudici, questo signore aveva già accettato qualche tipo di legame di sangue, almeno a livello formale.
Il rovescio della medaglia giudiziaria
Sempre il Tribunale di Milano, giovedì 12 febbraio, ha deciso di assolvere le due donne con la bella formula “il fatto non sussiste”. Tradotto in parole semplici, tutta questa tanto sbandierata “estorsione” pare non aver mai neppure preso forma.
Ora, non vorremmo dire, ma forse prima di versare una montagna di soldi – casa inclusa – e di accendere i riflettori su accuse pesanti come quelle di estorsione, sarebbe stato il caso di fare un minimo di chiarezza familiare. Ma si sa, quando si entrano in ballo conti e paternità, ognuno gioca la sua partita.
Dunque, procediamo alla conclusione: un 85enne che stanzia milioni a una ex e alla figlia di lei, per poi accusarle goffamente di estorsione. Risultato? Assoluzione e patetico gioco delle parti. Che dire, almeno nella giostra della vita ci sono anch’essi certi momenti che potremmo definire tragicomici senza esagerare.



