Ecco a voi la missione epica della presidente Metsola, che proprio come un oracolo moderno ci ha illuminati nel suo recente discorso ai leader europei. Come sempre, ci vuole un approccio pragmatico, perché sembrare concreti fa sempre tanto figo, anche se in realtà spesso si traduce in molto rumore per nulla.
In tutto, quattro imperdibili punti, che dovrebbero scuotere l’Europa dalla sua paralisi burocratica – o forse solo imbellettarla un po’. Innanzitutto, il completamento del mercato unico, perché a quanto pare lasciarsi schiacciare tra Est e Ovest è diventata una cosa di tendenza, ma bisogna sbrigarsi, il tempo non aspetta nessuno… tranne forse quei soliti Stati membri eternamente indecisi.
Se tutti insieme possiamo andare avanti, benissimo; sennò meglio non restare fermi, perché restare fermi è davvero poco cool. La soluzione? Pragmatismo, un ingrediente magico che garantisce “risultati tangibili”. Peccato che nessuno sappia bene cosa siano di preciso e a chi interessino davvero.
Snellire la burocrazia? Ci stiamo provando…davvero
Ah, la lotta contro la burocrazia! Un classico intramontabile. Il Parlamento europeo si vanta di aver fatto passi da gigante l’anno scorso, alleggerendo qualche regola qua e là: dal Carbon Border Adjustment Mechanism alla Politica Agricola Comune, passando per InvestEU. Qualche restrizione è stata anche ridotta sulle direttive CSRD e CSDDD, per non farsi mancare nulla.
Però non diamo troppo entusiasmo, c’è ancora un sacco di lavoro nelle commissioni, specialmente sulle normative digitali, ambientali, automobilistiche e alimentari. E poi, naturalmente, bisogna guardare anche alle regole nazionali che frenano la crescita. Che siano buone intenzioni o meno, quel che conta veramente è che si traducano in risultati URGENTI e tangibili, perché le aziende e le famiglie non possono aspettare un altro decennio.
Soldi, soldi, soldi: più capitali per l’energia senza farci saltare i conti
La verità sull’economia europea è che non mancano i risparmi, ma sembra proprio un problema trasformarli in investimenti concreti. Una piccola perla di saggezza da parte di Metsola, che ci invita a trovare il modo per mettere più capitale nei “settori ad alto potenziale” (così generico da essere quasi poetico) senza creare instabilità o far esplodere il bilancio nazionale. Sembra facile, vero?
Se questo non bastasse, la presidente sottolinea l’urgente necessità di investire nelle reti e nella capacità produttiva per costruire una vera Unione Energetica europea. Un modo elegante per dire: vogliamo energia stabile, a prezzi decenti, per tutti – soprattutto per le nostre industrie. Mentre il mondo si getta sull’oro nero del XXI secolo, alias “energia elettrica”, l’Europa deve entrare in questa corsa senza fare passi falsi. Intanto, la “fuga verso l’oro” globale continua, e noi… beh, guardiamo tutti con occhi spalancati.
Dieta aperta: più commercio estero, meno isolamento (ma con astuzia)
L’ultima, ma non meno importante ricetta per la competitività europea è un’agenda commerciale con gli alleati di tutto il mondo. La firma dell’accordo con l’India è stata definita un “messaggio esatto con il tono giusto”. Illuminante, no? Dimenticate l’autarchia: l’autonomia strategica – parola magica del momento – è tutta questione di influenza, non di isolamento. E non incolpiamo mai il mercato globale, per carità.
Metsola ci ricorda che “quando possibile dovremmo comprare europeo”, ma nessuno osi sacrificare le nostre industrie dipendenti da risorse esterne sotto l’illusione di essere autosufficienti. Una filosofia d’apertura che, per non sembrare troppo ingenua, ci invita a bilanciare tra fiducia e realismo. Un gioco di equilibrio delicato, anche se a tratti sembra più un passo di danza sul filo del rasoio.



