Le foto di Stefania Constantini e Amos Mosaner sono state con grande classe sfruttate dal Partito Democratico per la sua campagna contro la riforma della giustizia. Naturalmente, ci è voluto poco perché gli stessi protagonisti, insieme ad alcuni rappresentanti politici e persino il presidente della Federghiaccio, Andrea Gios, si lamentassero. Gios ha definito l’uso delle immagini “inopportuno e del tutto non condivisibile” e, teneramente, ha aggiunto che sfruttare atleti per fini politici è proprio il caso di dirlo: un errore di stile clamoroso.
E quando si credeva si fosse toccato il fondo, ecco spuntare il governatore della Lombardia, Attilio Fontana, a ricordarci che “qui non c’è nulla da ridere”. Segue una brillante osservazione sul “periodo di barbarie intellettuali tremende” in cui ci troviamo immersi. Immaginate un po’, questo meraviglioso clima si deve alla campagna referendaria, dove – attenzione – anche una parte, udite udite, dei giudici sarebbe scesa sul campo armata di bugie. Tanta serietà.
Fontana commenta gravemente: “Utilizzano, raccontando una bugia, anche la credibilità di due atleti che non avevano alcuna intenzione di mettersi a disposizione.” Minuti di tensione ai massimi livelli: qualcuno si è permesso di associare l’immagine di due campioni sportivi a messaggi politici senza chiedere il loro permesso. Chi l’avrebbe mai detto? E poi arriva l’immancabile ammonimento sulla purezza del referendum: uno strumento sacro della democrazia che dovrebbe essere difeso informando i cittadini… ma senza raccontare balle. Magari fosse sempre così pulito il nostro dibattito.
La pronta reazione degli atleti
Come da copione, sono stati proprio Amos Mosaner e Stefania Constantini a rompere il silenzio, con l’eleganza che li contraddistingue. Mosaner ha voluto precisare che non era stato minimamente informato dell’uso delle sue immagini in quel video politico e, tanto meno, aveva autorizzato l’associazione della sua performance sportiva con messaggi elettorali. Nemmeno una telefonata? Niente.
Non faranno complimenti neanche da parte di Constantini, che risponde con la stessa puntualità, affermando di non aver mai acconsentito a questa più che discutibile operazione di marketing referendario. Diciamolo chiaramente: immagini rubate, usate e abusate per una causa politica, senza il benestare dei diretti interessati. In fondo, il fair play sembra riservato solo al ghiaccio.
Alla fine, come era inevitabile, le immagini sono state prontamente rimosse. Che sollievo. Il bello è che questa vicenda ci offre uno spaccato perfetto di come certe campagne politiche riescano sempre a farsi notare… e non per la delicatezza con cui trattano le persone coinvolte. Ma tranquilli, la dignità sportiva qui c’entra poco: l’importante è la polemica.



