Mentre le indagini si trascinano con la solita lentezza burocratica, e i parenti delle vittime, ovviamente, pretendono risposte sulla devastante notte di Capodanno al disco-bar Constellation di Crans Montana, spuntano dalle carte poliziesche alcune foto che sembrano uscite da un incubo post-apocalittico. Immagini che catturano l’agonia di un luogo ridotto a un campo di battaglia: muri anneriti dal fumo, divani carbonizzati (alcuni più fortunati, altri totalmente bruciati), sedie capovolte, e un’enorme chiazza di sangue a testimonianza di una fuga disperata e tragica.
Non è certo un panorama da cartolina di Capodanno, a meno che la vacanza non prevedesse una full immersion nel terrore e nella tragedia, con un supplemento horror finale. Garantito quello, letteralmente a prezzo di sangue.
Oggi è previsto un altro interrogatorio per Jacques Moretti, il proprietario insieme a sua moglie Jessica. Come sempre, si cerca di mettere insieme i pezzi di questa notte infernale, probabilmente più dedita alla lotta per la sopravvivenza che a un banale uso degli estintori – quei piccoli strumenti misteriosamente inutili quando veramente servirebbero.
Ah, dimenticavamo: il sovraffollamento del locale è un altro nodo gustoso da sbrogliare. Più persone dentro, più risiko pericolosi. E – ciliegina sulla torta – sono stati sequestrati anche i cellulari delle vittime e dei feriti, come se dalle chat e dai messaggi potessimo scoprire il segreto di come spegnere il fuoco con un click.
Di seguito, qualche scatto che non vi farà certo venire voglia di tornare a ballare, nemmeno sotto la luce fioca di una discoteca, anzi: uno spettacolo grottesco che racconta meglio di mille parole cosa è rimasto del leggendario luogo delle feste.
Il caos congelato nelle foto
Le foto mostrano un locale ridotto a un residuo di quello che era: muri anneriti dal fumo denso, tracce di fiamme che hanno divorato le superfici, e arredi totalmente stravolti e i resti di quella malaugurata serata. Immagini più eloquenti di qualunque rapporto: un monumento al disastro e all’incuria forse colpevole, o almeno al mancato controllo.
Eppure, chissà, magari ci raccontano anche di un’umanità dispersi in un ingorgo luttuoso, impauriti più dal panico che dall’elementare buon senso. La muta cronaca di un’agonia collettiva, in cui qualcuno ha fatto orecchie da mercante e qualcuno ha semplicemente sperato nella fortuna.
Indagini e interrogatori: la colpa è di chi?
L’interrogatorio di Jacques Moretti e moglie prosegue in un clima di sospetti e ciofeche burocratiche. Come sempre, quando il disastro colpisce, si cercano colpevoli nelle pieghe di chi gestiva il locale, mentre si sorvola comodamente sull’intero sistema che consente i sovraffollamenti, le verifiche superficiali, l’indifferenza per la sicurezza dei clienti.
I cellulari sequestrati? Una genialata da manuale per chi sogna di scoprire se qualcuno ha twittato “Who’s gonna dance with me?” mentre le fiamme stavano già divorando ogni speranza. Oppure, chissà, per ricostruire l’incubo minuto dopo minuto, come in una gara di reality show post mortem.
Insomma, un altro caso di cronaca drammatica che promette tanto, ma dove alla fine si tireranno fuori i soliti discorsi estenuanti senza trovare risposte serie. Giochiamo a scaricabarile fino al prossimo media scoop, poi si tornerà a festeggiare, sperando ovviamente di non rifare la stessa identica storiella.
Un futuro incerto oltre le ceneri
Con il Constellation ridotto a un set di un film horror, la domanda che dovrebbe martellare è semplice: quanto bisogna aspettare perché qualcuno si incazzi davvero e pretenda normative più stringenti, controlli seri e – perché no? – un po’ di buon senso nella gestione dei locali pubblici?
Ma evidentemente è troppo chiedere, considerato che tra leggi da rivedere, interessi economici e l’immancabile leggerezza con cui si affrontano le tragedie, tutto finirà probabilmente in un nulla di fatto che lascia sulle spalle dei familiari un peso ben più grande di qualsiasi processo.
Basta guardare le immagini e pensare che per 41 vite spezzate non si è fatto abbastanza, né forse si farà.



