A poche ore dal fantomatico inizio delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026, ecco arrivare un colpo di scena degno di una telenovela di bassa lega: una delle location più blasonate della scena lombarda, il Forum di Assago, cambia casacca. Dimenticate la gestione italiana, perché ora è nelle mani dell’immancabile multinazionale americana Live Nation Entertainment. Ah, e non contenti, si portano dietro pure il vicino Teatro della Luna e ogni altro servizio accessorio, come se fosse un affare da poco.
Come se l’orgoglio nazionalista olimpico non fosse abbastanza messo alla prova dalla scelta delle sedi e dalle assurdità organizzative, ecco servito un altro piatto indigesto: le strutture simbolo dello sport e della cultura locale passano in mano straniera. Del resto, cosa importa se parliamo di un evento che dovrebbe essere la vetrina globale della montagna italiana e del talento locale? Meglio fare le cose in grande, o per lo meno così dicono, a spese della sovranità economica nazionale.
La svendita dell’orgoglio locale: un classico
Non è la prima volta che assistiamo a questo fenomeno. Da tempo ormai, le grandi arene sportive e culturali italiane sono diventate il campo di battaglia in cui le grandi corporation americane si fanno la guerra per accaparrarsi ogni centimetro di pubblico e ricavo. Chi se ne importa se questo significa svuotare l’essenza stessa di quei luoghi, trasformandoli in brand globali senza radici.
Il Forum di Assago non è solo un’arena: è un simbolo di storia, di passione e di vocazione sportiva. Eppure, sotto la guida della nuova proprietà, chi si aspetta un rilancio culturale o un investimento mirato alla comunità locale rimarrà deluso. Perché, alla fine, quello che conta è solo il profitto e la capacità di attrarre eventi miliardari, non certo la valorizzazione autentica del territorio.
Quando l’olimpiade diventa occasione di business strappalacrime
Le Olimpiadi dovrebbero rappresentare un’occasione per valorizzare il territorio, la cultura e lo sport locale. Ma a questo punto ci chiediamo: per chi sono davvero queste Olimpiadi? Per i cittadini italiani o per le lobby internazionali che guadagnano sul merchandising, sull’intrattenimento e sull’indotto senza nemmeno pagare tasse adeguate?
L’evento è descritto come un trampolino di lancio per lo sviluppo economico e il turismo, ma la realtà è che i profitti fanno sempre la valigia e se ne vanno oltreoceano, lasciando solo qualche (contentissimo) lavoratore sfruttato e un po’ di polvere dentro gli spogliatoi. Qualsiasi sogno di rinascita autentica si scontra con la dura realtà del capitalismo selvaggio mascherato da grande spettacolo sportivo.
Un finale scontato ma irresistibile: la globalizzazione vincente
In conclusione, mentre tanto si parla di orgoglio nazionale e rilancio del made in Italy, assistiamo impotenti alla supremazia delle multinazionali straniere che, con la scusa dello sport e della cultura, si accaparrano ciò che di più prezioso abbiamo. Il Forum di Assago non è più italiano? E chissenefrega. In fondo, il vero spettacolo è questo: la globalizzazione che fa il buono e cattivo tempo, mentre noi spettatori ci accontentiamo del popcorn.



