Epstein, spuntano i messaggi del sultano Bin Sulayem che si dilettava a scambiarsi video di torture come fosse un passatempo

Epstein, spuntano i messaggi del sultano Bin Sulayem che si dilettava a scambiarsi video di torture come fosse un passatempo

Nella serie infinita di drammi e scandali che circondano il nome di Jeffrey Epstein, ecco spuntare un nuovo protagonista: l’uomo d’affari emiratino Sultan Ahmed bin Sulayem. Esatto, proprio lui, il presidente e CEO di DP World, una delle mega aziende logistiche con base negli Emirati Arabi Uniti, è colui a cui Epstein ha inviato una misteriosa email su un “video di tortura”. Non stiamo parlando di un film amatoriale, ma di qualcosa il cui contenuto è tenuto stretto nel segreto più assoluto, almeno fino a quando due deputati americani, il repubblicano Thomas Massie e il democratico Ro Khanna, non hanno deciso che il pubblico aveva diritto a saperlo. Dopo aver messo le mani su tre milioni di pagine dei famigerati documenti di Epstein, in gran parte censurati fino a ieri, hanno spalancato le porte alla versione integrale e senza nessun filtro, regalando a tutti noi un’autentica chicca.

La mail in questione, datata 24 aprile 2009, si riteneva fosse completamente anonima. Sullo schermo apparivano solo l’indirizzo email e il nome di Epstein, mentre il destinatario era abilmente oscurato. Ma grazie all’eroico intervento dei due deputati, il Dipartimento di Giustizia si è visto costretto a mostrare il nome e l’indirizzo di colui che, fino a ieri, era sospettato ma mai nominato: il nostro beniamino, Sultan Bin Sulayem. Testuale il messaggio: «Dove sei? Stai bene? Mi è piaciuto molto il video della tortura». Una frase che fa subito partire la nostra immaginazione in mille direzioni, senonché nessuno, naturalmente, sa quale tortura il video ritraesse. Mistero, chiaramente.

Il vice procuratore generale Todd Blanche, con aria da santo protettore della trasparenza, ha provato a mettere una pezza dicendo che il nome di Sulayem era già “identificato” in un altro fascicolo, il EFTA00666117. Lo scivolone è stato solo non mettere a disposizione l’indirizzo email, ma nulla di compromettente, ovviamente. Quindi, tutto a posto e nessun problema, perché, come sappiamo, le piccole omissioni sono solo un dettaglio innocuo delle indagini. O forse no.

Ma veniamo al succo della questione, alla relazione — diciamo così — tra Epstein e Sulayem. Non proprio una conoscenza di poco conto o una semplice stretta di mano in ascensore. Le mail testimoniano una vera e propria corrispondenza piena di confidenze, consigli sulle “partner” (per usare un eufemismo) e condivisione di fotografi ricattatorie. Nel novembre 2023, Sulayem scriveva candidamente a Epstein: «A proposito, l’ucraina e la moldava sono arrivate. Grande delusione, la moldava non è attraente come nella foto mentre l’ucraina è molto bella». Sicuramente un passaggio amicale e da vivere con spensieratezza…

Nel giugno 2013 la corrispondenza diventa ancora più intima, con Sulayem che allega quattro foto e chiede a Epstein: «Caro Jeffrey, questa è quella con cui sono uscito a Parigi, pensi che sia un lui?». Risposta del finanziere: «Le mani sembrano le mie». Un mistero buffo e inquietante insieme, che solo due uomini con così tanto tempo libero possono porsi e discutere in tranquillità.

Nel settembre 2015, la poesia del racconto raggiunge il suo apice, quando Sultan descrive a Epstein la “ragazza” con cui ha avuto un incontro speciale: «Il miglior sesso che avessi mai fatto: un corpo fantastico». Come se fossero due amici al bar che discutono del meteo, la dimensione di questo scambio è da coriandoli festivi per chiunque voglia confondere affari internazionali con salotti piccanti.

C’è pure spazio per l’intrigo da manuale: Sulayem avrebbe aiutato Epstein a organizzare il training per una massaggiatrice russa della sua “spa privata” presso il Rixos Hotel di Antalya, in Turchia. Un dettaglio che sicuramente non complica affatto le investigazioni in corso, anzi, rende ancora più chiara la struttura di questa rete di relazioni semi-clandestine.

Quello che emerge dal minuzioso scambio di mail è un rapporto persistente e controverso tra i due, protrattosi fino a meno di un anno prima della tragica, o quanto meno sospetta, morte di Epstein nel 2019. Come dire: amici fino alla fine, o quasi.

Tra misteri occultati e amicizie scomode

In un sistema dove l’opacità è la regola e le verità vengono tagliate come un paio di forbici arrugginite, far emergere questi dettagli potrebbe sembrare un gesto eroico. Ma non dimentichiamoci la morale: siamo davanti al classico gioco delle parti dove quello che ci viene nascosto vale oro. E ciò che ci mostrano è solo il burattino sul palco del grottesco. Tra grandi uomini d’affari che chiacchierano amabilmente delle proprie conquiste sessuali e inviano video inquietanti tra spioni e magnati, il vero caos è la nostra pazienza nel guardare tutto questo con la faccia da poker.

È evidente come la rete di Epstein non fosse semplicemente un marciume isolato, bensì uno schema incrociato di influenze internazionali che si estendevano ben oltre i confini americani, coinvolgendo personaggi di primo livello negli affari globali. L’imprenditore emiratino rappresenta solo l’ennesima tessera di questo puzzle di potere, sessualità deviata e complicità senza fine.

Se almeno il Dipartimento di Giustizia mostrasse un briciolo di trasparenza e fermezza nell’affrontare questi nodi, potremmo discutere di qualche speranza. Invece, ci ritroviamo a spiare, annoiati e impotenti, i retroscena di uno spettacolo grottesco che continua a ripetersi con un cast sempre più bizzarro.

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