BP, il gigante petrolifero britannico, ci regala un altro capolavoro di economia: per il quarto trimestre del 2025 ha riportato un utile in linea con le aspettative, ma alla grande novità del giorno è la sospensione del riacquisto delle azioni. Eh sì, perché con il prezzo del greggio in discesa, salvare il bilancio è diventata la priorità. Meglio mettere da parte quei bei soldini piuttosto che viziare gli azionisti.
La società quotata a Londra annuncia un utile “underlying replacement cost” (per noi profani, una specie di utile netto mascherato) di 1,54 miliardi di dollari negli ultimi tre mesi del 2025. Esattamente quello che si aspettava il mercato, una vera sorpresa dell’ovvio. Per l’intero anno, invece, l’utile netto si ferma a 7,49 miliardi, sotto i 7,58 miliardi attesi e in netto calo rispetto agli quasi 9 miliardi del 2024. Un bel modo per dire che le cose non stanno andando proprio alla grande.
La mitica decisione del consiglio? Sospendere il riacquisto di azioni, come a dire: “Ragazzi, oggi vogliamo fare i bravi e rafforzare il bilancio, niente sprechi”. L’ultima manciata di buyback da 750 milioni di dollari è stata annunciata a novembre, ma ora si cambia musica. Oh, e per chi si preoccupava dei dividendi, niente paura: per il quarto trimestre è confermato un dividendo di 8,32 centesimi per azione.
Carol Howle, la temporanea CEO di BP, ci racconta dell’”anno di risultati finanziari solidi, performance operative robuste e progressi strategici significativi”. Un discorso che suona più come un tentativo di consolare gli azionisti delusi, dato che i quattro obiettivi principali – aumento del flusso di cassa, ritorni, riduzione dei costi e rafforzamento del bilancio – non sono proprio in tripudio. Lei ammette candidamente che c’è ancora molto da fare e che l’urgenza è reale: in altre parole, “tenetevi forte”.
Il cambio della guardia è già programmato: la nuova star sarà Meg O’Neill di Woodside Energy, che dalla prima di aprile prenderà le redini in mano. Seguirà i passi di Murray Auchincloss, che ha mollato la presa verso fine 2024. Agli investitori, intanto, pare non piacere troppo: il titolo BP ha perso il 5,4% nella mattinata, crollando verso il fondo della classifica europea Stoxx 600. Un grande show.
Numeri e realtà: il quadro non è roseo
Passiamo ai noiosi dettagli contabili, che ogni tanto servono a ricordare che il mondo dell’energia è tutt’altro che stabile. Il debito netto di BP nel quarto trimestre si è ridotto a 22,18 miliardi di dollari, un miglioramento da circa 23 miliardi dell’anno precedente, segno che qualcosa di buono si sta facendo, anche se il debito resta un ospite sgradito.
Il flusso di cassa operativo cresce leggermente a 7,6 miliardi, un incremento tanto timido quanto necessario. La previsione per il budget investimenti 2026 oscilla tra i 13 e 13,5 miliardi di dollari, ovvero la parte più parsimoniosa delle aspettative. In pratica: non mettiamo troppi soldi fuori, che siamo ancora in tempo a ingrassare il salvadanaio.
Il quadro di mercato, però, non è affatto semplice: l’industria del petrolio e gas europea ha subìto due schiaffi consecutivi nel 2024. Il prezzo del petrolio ha registrato la sua peggiore perdita annuale dal disastro pandemico del 2020, grazie a un mix sublime di eccesso di offerta e timori di domanda, spremendo così le pentole di Big Oil fino all’osso.
La dolce vita del settore petrolchimico europeo
Rivali di BP come Equinor e Shell non sono stati certo più fortunati. La settimana scorsa hanno obbligato i rispettivi azionisti a rassegnarsi a utili più poveri, citando — neanche a dirlo — il famigerato calo dei prezzi del greggio e altre amenità.
Equinor, con la solita sicurezza di chi deve tagliare, ha annunciato una riduzione drastica del suo piano di riacquisto azionario, passata da 5 miliardi a soli 1,5 miliardi nel 2025, senza dimenticare di tagliare pure gli investimenti nelle energie rinnovabili e nelle tecnologie a basse emissioni. Un vero peccato per la transizione ecologica, che evidentemente può aspettare.
Shell, invece, si è messa a gioire per la 17ª trimestrale consecutiva in cui i buyback restano sopra i 3 miliardi di dollari. Perché mentre i partner fanno i conti con la realtà, lei preferisce continuare a inondare di azioni proprie il mercato, come per dire “non preoccupatevi, stiamo ancora bene”. Davvero un’epopea che commuove.



