Cuba chiude il rubinetto del carburante alle compagnie aeree mentre Trump spinge sull’acceleratore delle sanzioni

Cuba chiude il rubinetto del carburante alle compagnie aeree mentre Trump spinge sull’acceleratore delle sanzioni

La faccenda si fa interessante quando Donald Trump, nella sua veste di paladino dell’embargo e della retta via, ordina che qualsiasi paese che osi rifornire di petrolio l’isola caraibica sarà punito con tariffe. Risultato? Dal 3 febbraio 2025, almeno così riferiscono fonti interne, il carburante di aviazione a Cuba è praticamente un miraggio: gli aeroporti internazionali dell’isola sono partiti per un viaggio senza ritorno nel continente delle difficoltà operative e ritardi.

Non si tratta di un bel film, ma piuttosto della classica commedia degli equivoci di una politica estera che ama il pugno di ferro ma dimentica facilmente il buon senso o, più semplicemente, la realtà dei fatti. Mentre la scarsità del kerosene si prospetta come ospite sgradito per almeno un mese, fonti ufficiali del governo cubano, inclusi il Ministero degli Esteri e l’ambasciata londinese, silenziano ogni domanda di spiegazioni. Un clamoroso silenzio in pieno stile stalinista, che però in questo caso però sembra più un vantaggio che una strategia diplomatica.

La minaccia trumpiana e la crisi energetica cubana

La politica di Trump non lascia spazio a sottigliezze: dichiara il governo cubano “un’anomala e straordinaria minaccia” e proclama lo stato di emergenza nazionale. Le accuse? Legami sospetti con Cina, Russia e Iran, violazioni dei diritti umani e, ciliegina sulla torta, il comunismo destabilizza la regione a suon di migrazioni e violenza. Tutto questo mentre si preparano tariffe punitive contro chiunque osi fare affari con l’isola. Chissà come la prenderanno quei paesi che, nonostante tutto, cercano di mantenere qualche rapporto diplomatico e commerciale con l’eterna sorella dal sorriso enigmatico dei Caraibi.

Non contento della semplice minaccia, l’amministrazione Trump si è fatta anche autrice di un’operazione militare tutt’altro che discreta il 3 gennaio 2025, nel tentativo di deporre Nicolás Maduro, l’inossidabile amico aviatore di Cuba. E così, tra un decreto e una mossa da poker politico, la situazione energetica dell’isola si complica quasi da sola.

La Russia e il dramma del kerosene: un’amicizia ben oleata

Con il Venezuela in panne e le sanzioni che mordono, il governo cubano ha aperto le danze del razionamento: limitazione nelle vendite di carburante, chiusura parziale di strutture turistiche, scuole che chiudono prima e una settimana lavorativa ridotta per le aziende statali, tutto all’insegna del risparmio.

La Russia, fedele complice geopolitico, ha alzato la voce denunciando la situazione “veramente critica” e concedendo al teatro americano il ruolo del cattivo che mette in ginocchio un paese piccolo ma orgoglioso.

Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino, ha dichiarato che le difficoltà principali derivano dalle pressioni americane, mentre lui e i suoi “amici cubani” si scambiano cordiali telegrammi di solidarietà.

Il coro di condanne e l’ingerenza umanitaria messicana

Bruno Rodríguez Parrilla, ministro degli Esteri cubano, non ha perso tempo per condannare con veemenza l’assurda imposizione americana, bollando come un falso e becero ricatto le minacce di tariffe.

Ha persino accusato gli Stati Uniti di cercare di costringere altri paesi a unirsi alla cosiddetta “politica di blocco universale”, di cui, a quanto pare, nessuno al di fuori di Washington sembra capire davvero il significato se non la fame di controllo globale.

Nel frattempo, al di là del Golfo del Messico, la presidente messicana Claudia Sheinbaum ha annunciato che il Messico proverà a inviare aiuti umanitari all’isola. Peccato che la diplomazia tra Stati Uniti e Messico abbia momentaneamente bloccato l’invio di petrolio e prodotti raffinati, sotto l’occhio vigile (o forse solo preoccupato) di Washington.

Diciamo che la situazione è perfetta per un’intensa stagione di “guerre di burocrazia” e dialettica politica. Nel frattempo, i cubani, che amano il sigaro ma evidentemente meno la fame d’aria (anzi, di carburante), continuano a navigare a vista.

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