Una svolta sensazionale, se mai ce ne fosse bisogno per alimentare la saga infinita dello spionaggio e dell’ombra del sospetto. L’Fsb, la gloriosa agenzia di intelligence russa, ci regala il colpo di scena del giorno: un sessantenne cittadino russo è stato arrestato a Dubai e prontamente estradato, mentre i suoi compagni di merenda giocano a nascondino tra la capitale russa e, guarda un po’, l’ Ucraina. Ovviamente, come in ogni film di spionaggio che si rispetti, il mandante non poteva che essere il solito piatto forte: i servizi segreti di Kiev. Notizia gentilmente smentita dal governo ucraino, che getta la palla nel campo del tormentato spionaggio interno russo, con un regolamento di conti che potrebbe fare impallidire qualsiasi serie TV.
Volodymyr Zelensky non si lascia certo impressionare dall’intrigo internazionale e aggiorna il pubblico su ciò che è realmente importante: l’ennesima notte da brivido sotto bombardamenti. In prima fila, come sempre, droni e missili – ben 400 droni e 40 missili per la precisione – un’armata volante decisamente poco amichevole. A completare il quadro, l’accusa a quei simpatici russi, pronti a fare incetta di componenti critici per armamenti da Paesi stranieri, aggirando le famigerate sanzioni con la maestria di un mago del travestimento.
Nel frattempo, le forze di occupazione, immancabili nel loro ruolo da invincibili conquistatori, rispondono con la presa di altri due villaggi negli oblast di Sumy e Kharkiv. Che gusto nel contare territori come figurine da collezione!
Il teatro dell’assurdo: spie, attentati e paradossi geopolitici
La trama si infittisce e a fare da sfondo c’è sempre il solito copione collaudato: attentati misteriosi, arresti spettacolari, guerre segrete e accuse incrociate. Immaginate la scena: un uomo arrestato a Dubai – meta turistica nota per la sua calorosa accoglienza verso i protagonisti di queste vicende – pronto a essere consegnato alla giustizia russa come premio di qualità. Nel frattempo, un complice fugge come fosse una commedia grottesca verso l’accogliente Ucraina, mentre un altro viene catturato in patria. Fantastico.
Senza dimenticare il rinnovo del cliché russo: accusare il nemico di turno, qui identificato nei servizi di Kiev, per una strategia veramente scontata che farebbe sorridere anche i più ingenui, se non fosse tragica. Come ciliegina sulla torta, la versione ucraina che afferma con disinvoltura: “Non siamo stati noi, è tutto interno al vostro spionaggio paranoico”. Un bel gioco a scaricabarile che però lascia il mondo intero con il cappello in mano e il sorriso amaro.
Bombardamenti e ipocrisie: la guerra come show
Nel mezzo di questa commedia epica, Zelensky ci ricorda come la realtà sul campo non sia di certo meno spettacolare. Quattrocento droni e quaranta missili scagliati nella notte, come fuochi d’artificio per festeggiare una festa che nessuno vorrebbe davvero. E, naturalmente, la denuncia è dietro l’angolo: senza quei “componenti critici” venuti da oltre confine, niente bombe, niente distruzione. Un capolavoro di diplomazia che traduce in pratica quotidiana la guerra 2.0 fatta di colpi sotto la cintura e aggiramento delle regole. Tutto molto scenografico, per chi ama questo tipo di spettacolo triste e costoso.
Le forze di occupazione, dal canto loro, non si fanno pregare: dichiarano solennemente di aver preso altri due villaggi. Nel lessico militare contemporaneo, “prendere” significa semplicemente spuntare qualche casella in più sulla mappa immaginaria, mentre il resto della popolazione vola basso, si nasconde o diventa un semplice spettatore inerme.
Un copione ripetuto all’infinito, con ruoli fissi e nessun finale a sorpresa. Forse bisognerebbe iniziare a scrivere qualche nuova scena, o quantomeno cambiare almeno i protagonisti.



