Naturalmente la polizia di stato, munita di occhi che tutto vedono e orecchie che tutto sentono, non ha perso tempo e ha messo fine al compitino con grande efficacia: i due presunti autori, italiani e di fresca generazione (nati nel 2004 e 2002), sono stati arrotolati e portati via con un’accusa che suona sempre bene: furto aggravato in concorso. Eccoli ora, in attesa che la giustizia – o almeno il processo per direttissima – faccia il suo corso, magari con un caffè nel frattempo.
Come ciliegina sulla torta non potevano mancare i «coetanei»: altri due compatrioti, nati nel 2001 e 2002, che si stavano certamente godendo lo spettacolo da una posizione strategica, facendo da palo. Eh sì, perché senza degli spettatori complici la rapina non sembra abbastanza scenica.
Il teatrino della legalità urbana
Così, mentre la moto da 15mila euro passava di mano mano – o tentava di farlo – la polizia mostrava la sua proverbiale efficienza; e gli aspiranti ladri ci regalavano quel déjà-vu quotidiano che tanto ci rassicura sulla continuità della disavventura urbana. Un po’ come una serie TV infinita, che va in onda proprio sotto casa nostra.
Ma non preoccupatevi: il sistema funziona. I «paladini» del crimine vengono beccati subito, ma il processo è soltanto un dettaglio, passatempo per chi ha tempo da perdere. Intanto, i «palchi» raccolgono applausi da parte degli spettatori occasionali, pronti a scommettere sulla prossima puntata di questa saga in stile «Noir periferico».



