Ah, la guida allo shopping del Gruppo Gedi, quell’inascoltata oracolo di consigli che si fregia di scegliere e raccomandare in modo “indipendente” prodotti e servizi. Certo, perché chi non si fida di un esperto in conflitto di interessi mascherato da innocente suggeritore digitale? Ogni santo acquisto effettuato tramite uno dei link disseminati nel testo non è altro che una piccola carezza alle casse del sito, senza però intaccare minimamente il conto del povero consumatore inconsapevole. Che generosità, vero?
In poche parole, dietro l’apparenza di un servizio disinteressato si cela la magnanima accettazione di una commissione che, udite udite, non fa aumentare il prezzo finale per l’utente. Peccato che l’autentica indipendenza intellettuale si compri con ben altra moneta, non con referral provocatoriamente mascherati da consigli imparziali.
Alla fin fine, cosa ci si può aspettare da questa raffinata danza di raccomandazioni? Forse qualche consiglio “sincero” selezionato da esperti che, guarda un po’, guadagnano sulla pelle degli utenti suggerendo acquisti che dovrebbero essere “indipendenti”. La parola è grossa, ma qui la vendita si chiama con il suo nome e nulla più.



