Chi l’avrebbe mai detto? Le medaglie delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026 saranno le più costose della storia, e non stiamo parlando di un primato basato sull’eleganza o sul valore artistico, ma semplicemente perché i prezzi dei metalli preziosi hanno deciso di fare un giro sulle montagne russe. Con oltre 700 medaglie pronte a essere distribuite ai fortunati atleti sul podio, ci troviamo di fronte a un vero e proprio tesoro, ma a caro prezzo.
Rispetto alle Olimpiadi di Parigi 2024, le quotazioni spot di oro e argento sono schizzate alle stelle, rispettivamente del 107% e un esorbitante 200%, stando ai dati forniti da FactSet. Facendo due semplici conti basati solo sull’andamento di mercato, una medaglia d’oro vale oggi circa 2.300 dollari, più del doppio rispetto al valore ai tempi di Parigi 2024. Le medaglie d’argento per i secondi classificati, poi, toccano quota quasi 1.400 dollari, cioè il triplo di quel che valevano due anni fa.
Per i curiosi, le medaglie olimpiche vengono realizzate dal Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato (Ipzs), ente controllato al 100% dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. Fondata nel 1928, questa istituzione è la regina indiscussa in Europa nella stampa di sicurezza, identità digitale e conio di monete. Non stupisce, quindi, che le medaglie olimpiche e paralimpiche, con il loro mix di eleganza, impatto visivo e sostenibilità, siano opera loro. Addirittura, si vanta un rivestimento protettivo ecocompatibile, atossico e riciclabile, il cui processo produttivo si alimenta per il 100% da fonti rinnovabili. Salvaguardiamo l’ambiente mentre si dà valore al metallo, giusto?
Non tutto è oro quel che luccica
Ma adesso preparatevi a ridere (o a piangere): nella medaglia d’oro, che dovrebbe premiare il primo, ci sono soltanto sei grammi d’oro puro su un totale di 506 grammi complessivi. Il resto? Argento, naturalmente. Qualcuno ha forse pensato che bastasse un tocco di oro per far brillare l’intera medaglia. Le medaglie di bronzo? Sono semplicemente di rame e pesano 420 grammi, con un valore intrinseco di appena 5,60 dollari a pezzo, stando ai dati ufficiali dei responsabili dell’evento. Benvenuti all’epoca delle finzioni preziose.
Secondo la casa d’aste londinese Baldwin’s, questa barzelletta industriale non è affatto nuova: le medaglie d’oro olimpiche non sono genuine da quando, nel 1912, a Stoccolma si decise di abbandonare l’oro massiccio. Quell’anno, le medaglie pesavano appena 26 grammi e sarebbero valsi meno di 20 dollari al prezzo dell’oro allora vigente. Se aggiustassimo questa cifra all’inflazione americana, si arriverebbe a circa 530 dollari di oggi, ma i veri collezionisti sanno che un cimelio olimpico può volare a prezzi ben più alti, soprattutto grazie all’aura mitologica che viene spacciata come valore aggiunto. Dominic Chorney, esperto numismatico di Baldwin’s, sembra spiegarcelo con estrema gentilezza, considerando il divario tra metallo e mito.
Medaglie minimaliste per un grande show
Le medaglie di Milano-Cortina 2026 si presentano con un design essenziale, forse per distrarre dagli evidenti problemi metallurgici. Al centro dell’attenzione ci sono “emozioni e lavoro di squadra” — sì, perché se non regge la materia prima, si punta sul sentimento, che è impalpabile ma fa sempre effetto.
L’idea è che due metà unite rappresentino non solo l’unione di due città, Milano e Cortina, ma anche la vittoria come metafora di sforzi condivisi, un abbraccio olimpico-paralimpico di inclusività e spirito di squadra. Una favola da raccontare a chi magari rimane affascinato da forme e parole poetiche, mentre scuote la testa davanti ai numeri e alla realtà. A quanto pare, in queste Olimpiadi la competizione non divide, ma unisce; e soprattutto, unisce i metalli meno preziosi a quelli preziosi… quantomeno sul podio.



