Ecco perché pure durante le Olimpiadi rischi di beccarti una multa sui mezzi pubblici senza appello

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Ah, il contactless a Milano: fantastico, ma solo se vi limitate ai mezzi di ATM. Peccato che sulle linee ferroviarie interurbane, quelle stesse treni che potrebbero fare la differenza per i pendolari e i turisti, nulla di fatto. Strano, vero? Nonostante già dal 2019 si sventoli un applauditissimo programma integrato di mobilità, che dovrebbe rendere più fluido e coeso tutto il sistema, la realtà parla un linguaggio più spietato e deludente.

Diciamo la verità: i turisti che sbarcano a Milano devono destreggiarsi con biglietti e orari vecchio stile, perché la magia del contactless qui ti dice “benvenuto” a metà strada. Un ottimo modo per far precipitare nella confusione chiunque si avventuri oltre i confini cittadini.

Ma, buttando un occhio al futuro e alle promesse che ogni amministrazione ama sfoggiare senza mai troppo seguito, pare che qualcosa stia “forse” per muoversi. Forse, sì, perché nel nostro strepitoso sistema italiano ogni “forse” si traduce in un lento susseguirsi di annunci altisonanti che si scontrano con la realtà, fatta di lentezze burocratiche e interessi di lobby.

Il paradosso dell’integrazione fantasma

Da un lato abbiamo un piano integrato di mobilità che dal 2019 dovrebbe facilitare la vita di ogni utente, dall’altro un contactless che si nega proprio dove servirebbe di più. Sarebbe come avere un’autostrada a cinque corsie e metterci un semaforo rosso all’ingresso, giusto per divertirsi un po’. È evidente che le promesse di integrazione sono più un miraggio che una realtà tangibile.

Forse ci si dimentica che un sistema di trasporto pubblico degno di questo nome dovrebbe essere intuitivo e accessibile, non un rompicapo degno di un test di logica. Eppure, signori, siamo nel 2024: nel mondo reale, il contactless è la norma ovunque, eccetto sulla nostra gloriosa rete interurbana milanese.

Turisti spaesati e pendolari arrabbiati

L’impatto? Immaginate un turista con valigia al seguito, che dopo essere atterrato in Milano deve sopportare l’entusiasmante esperienza di capire dove e come pagare un biglietto del treno senza poter semplicemente usare la carta contactless, la stessa che funziona perfettamente in città. Un incubo degno di qualche horror urbano.

L’altra categoria in perenne soggezione è quella dei pendolari, costretti a districarsi tra sistemi di pagamento disconnessi l’uno dall’altro. Un modo brillante per scoraggiare chiunque abbia voglia di abbandonare la propria auto e affidarsi al trasporto pubblico, non trovate?

In definitiva, il sogno della mobilità integrata rimane qualcosa da film di fantascienza, dove il biglietto contactless per la metro funziona, ma per il treno interurbano è un miraggio lontano. E, come sempre, la soluzione definitiva è rinviata a “quando sarà possibile”, con tutte le conseguenze del caso.

Forse, un barlume di speranza

Nel mare magnum delle promesse mancate, si fa largo qualche timido segnale che qualcosa potrebbe cambiare. Non che si sappia bene cosa, perché l’unica cosa certa è la capacità di ogni gestione di inaugurare progetti con fanfare e poi lasciarli in balia del nulla.

Chi può, incroci le dita e speri che questa volta il contactless metropolitano decida di allargare i suoi orizzonti verso le linee interurbane, magari prima che le generazioni attuali si trasformino in fossili. E mentre aspettiamo, buona fortuna a turisti e pendolari.

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