L’incredibile macchina della burocrazia italiana in azione: l’Ufficio centrale della Corte di Cassazione ha finalmente accolto il nuovo quesito per il referendum sulla riforma della Giustizia, quello confezionato da un gruppo di 15 giuristi eroi della raccolta firme da 500mila cittadini. Ovviamente, nessuna gioia immediata: l’ordinanza ufficiale è ancora un mistero, non è stata depositata, per cui tutto resta sospeso nel limbo delle lentezze istituzionali.
Questi15 intrepidi giuristi, diretti dal valoroso avvocato Carlo Guglielmi, hanno deciso di migliorare il quesito originario aggiungendo un bel po’ di riferimenti precisi agli articoli della Costituzione modificati, perché si sa, nel nostro ordinamento serve sempre quel pizzico di inutilità sovrapponendosi a se stessi.
Che originale era il quesito prima? “Approvate il testo della legge costituzionale concernente ‘Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare’ approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025?” Il nuovo, invece, precisa l’ovvio:
“con la quale vengono modificati gli articoli 87 comma 10, 102 comma 1, 104, 105, 106 comma 3, 107 comma 1 e 110 comma 1 della Costituzione?”
Una domanda da un milione di euro è se questa puntigliosità cambierà qualcosa nella data del referendum. Pare proprio di no.
Stefano Ceccanti, rinomato costituzionalista e docile docente di diritto pubblico comparato all’Università La Sapienza di Roma, nonché ex parlamentare, ha sparato una certezza in mezzo a tante incertezze:
«Premettendo che dobbiamo attendere il deposito dell’ordinanza della Cassazione, penso che la data del referendum resterà quella fissata. Il referendum è già indetto per decreto, cambierà solo il contenuto del quesito, senza bisogno di nuovi decreti per posticipare la data. Il quesito si modifica, la data no. Aspettiamo l’ordinanza. Certo, non si può escludere che i promotori provino a chiedere un rinvio alla Consulta per conflitto di attribuzione, ma dubito fortemente che quel ricorso venga ammesso.»
Insomma, tra burocrazia che si dimostra inarrestabile e giuristi provetti che aggiustano il tiro all’ultimo minuto, il referendum sulla riforma della Giustizia continua la sua marcia trionfale: incerta ma inevitabile, precisa ma vaga, indispensabile ma farraginosa. La politica, si sa, è sempre un palcoscenico perfetto per la danza dell’inutile complicazione e del teatro delle procedure infinite.



