In Iran la situazione si fa calda, molto calda, come una tazza di tè lasciata troppo tempo vicino a un termosifone. Gli Stati Uniti, nella loro infinita saggezza, hanno ordinato agli americani nel Paese persiano di sloggiare subito o, per chi volesse restare a vedere lo spettacolo, di mantenere un profilo da ninja silenzioso, restare sempre in contatto con famiglia e amici. Sembrerebbe la sceneggiatura di un film di fantascienza, ma è tutta realtà: tra “misure di sicurezza rafforzate”, strade sbarrate, trasporti che si bloccano e la pretesa di sopravvivere senza internet, l’alert ufficiale dell’ambasciata americana a Teheran sembra quasi una guida turistica per amanti dell’apocalisse.
Come d’incanto, viene consigliato, ovviamente con la gentilezza di un usciere arrabbiato, di lasciare l’Iran “via terra” passando per l’Armenia o la Turchia. Niente voli, perché quelli volano via, o meglio, si cancellano da soli, con tempi da record che farebbero impallidire persino il più tempestivo degli scioperi dei trasporti. Già, perché l’ideale è trovare un posto sicuro, evitare le manifestazioni – che chi le organizza, evidentemente, è più stanco degli stessi manifestanti – e prestare una grande attenzione al tutto esaurito delle comunicazioni digitali.
Se proprio dovete volare, tenete a mente che l’imprevisto è la parola d’ordine: cancellazioni lampo, voli che spariscono come fantasmi e connessioni internet più instabili delle promesse elettorali. Per non farci mancare nulla, però, tenete il telefono sempre carico, comunicate senza sosta con parenti e amici – sì, perché la security ci vuole tutti ben avvisati – e preparate scorte di sopravvivenza: cibo, acqua, medicinali. Come se fossimo tornati al Medioevo, ma con lo smartphone in mano.
Le mirabolanti nuove sanzioni Usa
Nel bel mezzo di tutto questo caos, il sipario si alza anche su un nuovo atto della telenovela delle sanzioni: gli Stati Uniti hanno deciso di premiare l’Iran con un altro pacchetto ben confezionato di restrizioni, volte come sempre a “punire” il commercio – o presunto tale – di petrolio attraverso la cosiddetta “flotta ombra”. Per chi non lo sapesse, si tratta di quella misteriosa armata di imbarcazioni che, a quanto pare, naviga tra i mari dell’illegalità petrolifera come fossero a una festa a tema clandestino.
La lista della spesa dell’ufficio sanzioni non risparmia dettagli: 15 entità, due individui e ben 14 navi coinvolte in questa fantomatica attività illecita vengono colpiti con la consueta fermezza a stelle e strisce. Peccato che nessuno abbia mai spiegato bene chi siano questi malfattori, né in che modo le sanzioni risolvano davvero una situazione più intricata di un romanzo giallo senza finale. Ma tant’è, la retorica va avanti, e il dibattito sulle conseguenze economiche rischia di passare in secondo piano, travolto da un’ondata di annunci e proclami altrettanto efficaci quanto una tempesta in un bicchier d’acqua.
Insomma, un altro capitolo nella eterna commedia delle relazioni internazionali, dove le tensioni salgono, i cittadini sono invitati a fare i conti con restrizioni improbabili e le potenze mondiali si divertono a giocare a Risiko con le vite altrui, mentre noi restiamo a guardare, popcorn in mano e una scorta di sarcasmo pronta all’uso.



