Crans Montana Excursus: il presidente svizzero fa il turista tra i feriti di Niguarda e noi che pensavamo avesse altro da fare

Crans Montana Excursus: il presidente svizzero fa il turista tra i feriti di Niguarda e noi che pensavamo avesse altro da fare

Il presidente della Confederazione svizzera Guy Parmelin ha deciso di fare una visita lampo questa mattina ai feriti – sì, avete letto bene, proprio quei poveri malcapitati rimasti vittime dell’incendio a Crans Montana – ricoverati all’ospedale milanese di Niguarda. Non si sa se per portare conforto o solo per farsi notare durante la sua trasferta a Milano, dove partecipa alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi. Otto persone ancora appese a un filo tra terapia intensiva e il Centro Ustioni, che adesso possono vantare anche la visita del rappresentante massimo della loro Confederazione elvetica.

Ma attenzione, non è una novità che la notizia abbia questo livello di celebrità. Nei giorni scorsi, infatti, il protagonista principale è stato un altro presidente, niente meno che Sergio Mattarella, che non si è limitato a passare, ma ha visitato sia i feriti dell’incendio di Capodanno che il personale medico impegnato a salvarli. Un giro d’ospedale degno di un divo hollywoodiano: ben 40 minuti di permanenza, accolto come si conviene da Alberto Zoli, direttore generale dell’ospedale, e da Guido Bertolaso, assessore al Welfare della Regione Lombardia.

Negli sprazzi di umanità e retorica ben calcolata, Mattarella ha pronunciato parole di circostanza rivolte ai pazienti:

“Devono farcela. Dobbiamo riconsegnare loro una vita piena.”

Detto con quella solennità da salvatore della patria, non poteva mancare il rituale ringraziamento al personale medico-sanitario, quei santi laici che lavorano in condizioni a dir poco estreme e che spesso vengono celebrati solo in momenti tragici:

“Ringrazio voi per ciò che fate abitualmente e per ciò che avete fatto in questa circostanza.”

Il teatrino delle visite ufficiali

È confortante vedere che ogni tanto i potenti decidano di calare la maschera per mostrare un briciolo di umanità, o meglio per scattarsi qualche foto di rito da regalare ai media. Da Crans Montana a Milano, un tour che non si sa bene se vuole essere un atto di solidarietà o un’accurata strategia di immagine. Il problema è che poi, una volta spente le telecamere e chiuse le porte degli ospedali, tutto torna come prima: politiche sociali insufficienti, carenza di risorse per la sanità pubblica e pazienti che restano tra l’incudine e il martello della burocrazia e dei tagli.

Il presidente Mattarella, rilanciando un appello che suona come una minaccia velata, chiede che i feriti “ce la facciano.” Sembra quasi che la speranza dei pazienti dipenda più da un miracolo che dalla reale efficienza del sistema sanitario. Un modo elegante per spostare la responsabilità dalle istituzioni a chi lotta per la sopravvivenza. Intanto, pronti i ringraziamenti a chi quotidianamente si fa in quattro, ma senza mai vedere un vero cambio di rotta nelle condizioni di lavoro.

Sempre lo stesso copione, ogni volta

Non importa quale tragedia colpisca, la sceneggiata del politico che sfoggia umanità tra bisbigli e sorrisi forzati rimane un must immancabile. L’ospedale Niguarda diventa così il palcoscenico perfetto, mentre i pazienti, le vere star involontarie di questo dramma, restano lì, intrappolati tra dolori, cure lente e promesse mai mantenute. E intanto, dall’alto delle loro altisonanti dichiarazioni, i potenti si gratificano del proprio impegno, senza che nulla cambi davvero sotto la superficie.

Forse un giorno capiremo che l’unico vero gesto d’umanità sarebbe investire davvero in prevenzione, assistenza e sicurezza, invece di limitiarsi a “fare visita” quando ormai è troppo tardi. Ma fino ad allora, buon spettacolo a tutti, con applausi e copertine fotografiche.

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