Ma guarda un po’, Regno Unito sembra destinato a raggiungere il tanto agognato obiettivo del 2% di inflazione prima del previsto. Proprio così, a raccontarlo è stato il governatore della Bank of England, Andrew Bailey, in una chiacchierata con CNBC. Ovviamente, la banca centrale ha deciso di mantenere i tassi d’interesse fermi al 3,75%, decisione scontata che però ha spaccato a metà il suo comitato di politica monetaria, con un bel 5-4 da far impallidire qualsiasi vulcanologa.
Il colpo di scena? Secondo il Comitato di Politica Monetaria (MPC), l’inflazione toccherà il fatidico 2% – lo standard della BoE – già entro la primavera, molto prima di quanto i più modesti analisti avessero previsto. Naturalmente la vera domanda è: quel 2% saprà star fermo, o continuerà a fare il giocoliere degli indicatori economici?
Bailey ha commentato:
“Ora la cosa cruciale è, ovviamente, che quell’1 o 2% resti stabile. Abbiamo già messo in conto il calo dell’inflazione energetica, che è stato praticamente scontato quasi quanto un tè delle cinque. Ma il dibattito vero adesso è capire qual è il livello ottimale per garantire che l’inflazione generale resti dentro il bersaglio. C’è ancora qualche membro del comitato che si preoccupa invece dell’inflazione persistente, quella che si ostina a rimanere dopo gli shock passati.”
Parole cariche di speranza, o meglio di scaramanzia economica, mentre la maggioranza – risicata come una coperta corta – cerca di convincersi che la strada intrapresa sia davvero sostenibile. “Mi fa piacere quello che vediamo, ma voglio ancora prove più solide, in particolare sull’inflazione nei servizi e sul comportamento salariale,” ha aggiunto, perché si sa, i salari crescono o fanno la clessidra solo se gli economisti dicono il contrario.
Gli analisti, in vena di profezie più realistiche, hanno notato che quel 5-4 non era affatto un verdetto granitico. Thomas Pugh, l’economista capo di uno dei tanti studio di consultazioni fiscali britannici, si è spinto a fare una previsione: il prossimo taglio del tasso d’interesse arriverà, se tutto va bene, ad aprile, quando l’inflazione dovrebbe scendere sotto il 3% e la crescita salariale rallentare il passo. Quel che è successo nella riunione della BoE, quindi, sembra suggerire un atteggiamento da colomba pronta a spiccare un nuovo volo più avanti nel corso dell’anno.
Aggiungiamo un pizzico di pepe politico, perché giusto giusto ieri le preoccupazioni intorno al futuro del Primo Ministro Keir Starmer hanno trovato terreno fertile. Dominic Bunning, esperto di strategie valutarie presso Nomura, ha osservato quanto la pressione sul leader laburista e le difficoltà politiche abbiano iniziato a fare ballare sterline e rendimenti dei titoli di Stato a lungo termine in modo parecchio… coreografico. Secondo lui, la correlazione negativa tra sterlina e titoli di stato è diventata quasi una danza classica durante i momenti di crisi politica.
Bunning ha sentenziato:
“Siamo davvero a corto di candidati alla guida del partito che possano sembrare più amici dei mercati di quanto non lo sia Starmer. Lui è così centrista che quasi si potrebbe pensare di etichettarlo come il campione della moderazione. Un cambio alla guida significherebbe quasi certamente anche un nuovo ministro delle finanze, e quindi si riaccenderebbero subito i timori di una virata fiscale negativa.”
Gli investitori sui titoli di Stato britannici non sanno se ridere o piangere, specie dopo aver ascoltato Pugh: a suo dire, il rischio numero uno per i rendimenti dei gilts è proprio la possibilità di un colpo di scena nella leadership del Primo Ministro. Non a caso le probabilità che Keir Starmer non sia più primo ministro entro fine anno sono lievitate dall’incerto 50% fino a oltre il 60%. Chissà chi avrebbe mai pensato che la politica interna potesse così tanto influenzare l’economia.
Per quanto riguarda commenti sul caos politico, Bailey ha preferito tenere la bocca chiusa sul personale, limitandosi a ricordare che la banca centrale sta tranquillamente seduta in prima fila a scrutare quel “livello elevato” di incertezza globale. Inaspettatamente, ha ammesso che l’economia mondiale si è mantenuta più robusta di quanto si osasse immaginare un anno fa.
Bailey ha concluso con l’ironia tipica di chi tiene le redini della finanza mondiale:
“Non significa però che possiamo confidare di attraversare indenne questa tempesta globale. Siamo stati meno esposti a questi scossoni negli ultimi dodici mesi di quanto ci aspettassimo, certo. Ma teniamo gli occhi spalancati.”



