Schlein, il referendum e la Costituzione: perché l’Intelligenza artificiale non è ancora pronta a scrivere la nostra leggi

Schlein, il referendum e la Costituzione: perché l’Intelligenza artificiale non è ancora pronta a scrivere la nostra leggi

Che sorpresa, a solo un mese e mezzo dal referendum sulla giustizia gli animi si accendono finalmente. Elly Schlein, la segretaria dem, ha deciso di smettere di fare la timida e lanciare la sua personale rincorsa. Fino a ieri aveva mantenuto un elegante distacco dalla contesa, quasi a farci credere che la questione non la riguardasse, ma ormai il tempo per starsene fuori è scaduto da un pezzo. E, guarda un po’, i sondaggi le sorridono – perché nulla è più convincente di una spinta statistica per buttarsi nella mischia.

Insomma, se fino ad ora sembrava che il referendum fosse solo un debole brusio in un bar poco frequentato, adesso si trasforma in un concerto rock con tanto di cori da stadio. Ecco la signora della politica progressista farsi avanti, pronta a recitare la parte della difensora della giustizia, con quell’entusiasmo contagioso che solo chi ha tutto da guadagnare sa sfoderare.

Il tempismo perfetto di una politica sveglia

Come ogni stratega degno di questo nome, Schlein ha capito che stare troppo a guardare rischia di far perdere un palcoscenico d’oro. Perciò, abbandona la sua posizione di comodo silenzio e si prepara a giocare a tutto campo, dando una mano – o almeno provandoci – a dirigere l’orchestra del “Sì”. Vedremo se il suo entusiasmo riuscirà a coinvolgere quegli elettori un po’ confusi o se, invece, finirà per suonare come un’ultima nota fuori tempo.

Nel frattempo, il clima politico sembra un gigantesco teatro dell’assurdo, dove le battaglie per riformare la giustizia diventano l’ennesima occasione per volare alto con promesse che sanno di slogan e discorsi da bar, dove i veri nodi – quelli complicati e scomodi – vengono abilmente evitati. Ma, si sa, nella politica italiana, l’apparenza è tutto, e il gioco è fatto.

Un referendum tra applausi e sospiri

Il gran protagonista di questa febbre referendaria – rappresentato dalla riforma della giustizia – diventa così il pretesto per sfilate mediatiche e dichiarazioni roboanti, mentre il vero impatto,a ben vedere, resta avvolto in un piacevole “mistero”. Un po’ come quelle promesse elettorali che si ripetono ciclicamente, riempiono titoli e telegiornali, ma poi lasciano il cittadino medio a domandarsi cosa sarà cambiato davvero.

Che i voti possano influire sulle sorti del sistema giudiziario non è una novità, ma confondere alibi e azione è una specialità del nostro panorama politico. Si discute così di “giustizia giusta” con lo stesso entusiasmo con cui si parla di meteo in una giornata grigia: tanto rumore per nulla, ma con la consapevolezza che fa sempre bene tenere accesa la macchina del consenso.

Insomma, mentre le scadenze si avvicinano e le strategie si moltiplicano, ci si prepara a un altro capitolo di quella saga infinita dove le promesse dorate sulla giustizia vengono twittate, sussurrate, sbandierate e poi, chissà, forse anche ascoltate da qualcuno.

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