Giovanni, Marco e Francesco. Tranquilli, sono nomi di fantasia, perché le storie invece sono di quelle vere e tiratrici di cuore. Questi illustri personaggi facevano gli autisti per una compagnia milanese che aveva avuto la fortuna — perché per loro è proprio così — di aggiudicarsi un appalto con la celeberrima multinazionale Gls. Fino a qui tutto bene. Poi, all’improvviso, puff, tutti senza lavoro. Una piccola magia tutta italiana. “L’ho scoperto per caso”, ci confessa Giovanni, il più fortunato del gruppo. Nessuno, proprio nessuno, si era degnato di avvisarli.
Immaginate la scena: ti svegli, fili a lavorare, e all’improvviso scopri che il tuo mestiere non esiste più. Nessun preavviso, nessuna telefonata compassionevole, solo un silenzio degno di un film nero dove i protagonisti non sanno neanche cosa gli stia succedendo.
La dolce vita delle multinazionali
La multinazionale Gls, con la sua proverbiale sensibilità occidentale, decide di tagliare dall’oggi al domani il personale esternalizzato senza una minima preventiva o quel minimo di empatia che si potrebbe supporre in un’azienda che si rispetti. Ma come? Si dice che l’umanità nel lavoro sia importante, eppure questa gentile mega-corporation vuole solo “ottimizzare i costi” e “raccontare bene al mercato”. Insomma, pratiche da manuale per devastare le vite di chi lavora con un clic, mentre alta dirige sorseggia cocktail e conta profitti.
Se poi provi a lamentarti, ti arriva solo un cortese ringraziamento impersonale e un “non ci sono posti disponibili”. Che immenso cuore.
La beffa della solidarietà sociale
Perché, neanche a dirlo, questi lavoratori si ritrovano a combattere contro l’indifferenza sociale e burocratica. Se esistono ammortizzatori sociali, pare che siano confezionati per farci una bella mostra, non per essere usati davvero. Un’altra gran bella trovata dell’efficienza italiana, dove il sistema protegge chi azzarda e sacrifica chi lavora.
Eppure, sentirete parlare di “coesione sociale”, di “valore del lavoro”, di “responsabilità d’impresa”. Menzogne da manuale, parole vuote sputate per tenere buoni i gonzi mentre si taglia ogni ponte di sicurezza sotto i loro piedi.
Una crisi annunciata, mai risolta
Questa storia non è altro che l’ennesima puntata della telenovela infinita chiamata “crisi del lavoro in Italia”. Cambiano i governi, cambiano le parole d’ordine, ma la sostanza rimane identica: lavoratori sacrificati sull’altare degli interessi finanziari, quelli veri, invisibili al pubblico ma pachidermicamente potenti.
Il futuro di Giovanni, Marco e Francesco? Incerto, precario, appeso a un filo fatto di promesse mai mantenute e buona volontà inesistente. Ma non vi preoccupate, il mercato del lavoro macina destini senza pietà e noi… noi assistiamo immobili, applaudendo il prossimo annuncio di “politiche di rilancio”. Un applauso ironico, ovviamente.



