Ah, finalmente una rivoluzione epocale per le province di Frosinone e Latina: la temutissima zona franca doganale, quella manna dal cielo che promette di salvare il salvabile e far correre come Ferrari i nostri territori. Un ottimo escamotage per far finta di arginare la crisi economica che aleggia da anni, mentre tutti gli altri aleggiano altrove e noi restiamo a guardare.
La presidente ad interim di Unindustria Latina, Tiziana Vona, con tutta l’aria di chi ha scoperto l’acqua calda, ci illustra la magnificenza dello strumento: sospensione dazi, flussi finanziari più snelli, investimenti rinvigoriti e una competitività ridente. Tanto basta affiancare la Zona Logistica Semplificata (una sigla che fa tanto figo e molto poco effettivo) e voilà, la zona franca diventa il nostro asso nella manica, la carta vincente nel confronto con le regioni limitrofe, quelle fortunate che qualche misura di sostegno significativa ce l’hanno già da tempo, ma che per qualche oscuro motivo noi abbiamo dovuto aspettare finora.
Vona, con la serietà di chi non vede l’ora, sottolinea il fatto che il fosforo delle idee non manca: il Presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, il senatore Nicola Calandrini e persino il sottosegretario all’economia e finanze Maurizio Leo hanno voluto presenziare addirittura a Latina per presentarci questo pacchetto di miracolose opportunità. Un vero e proprio tour de force politico per far conoscere al mondo, o almeno a chi ha voglia di ascoltare, i benefici promessi da queste misure destinate, forse, a trasformare il basso Lazio da cenerentola a reginetta dell’economia.
Naturalmente, la presidente sottolinea l’urgente necessità di tradurre tutto questo gran parlare in fatti concreti e operativi, soprattutto nella definizione di perimetri e criteri di accesso alla zona franca doganale. Perché, si sa, il tempo corre, le competizioni globali non aspettano nessuno e non lo farà nemmeno la povera industria locale, se continua a navigare a vista senza pilotare il timone delle semplificazioni.
Ricorda, per chi ancora non lo sapesse nel freddo del nord, che questo territorio rappresenta un fiero 60% delle esportazioni della regione Lazio. Un dato strabiliante, che giustifica appieno l’ansia di trasformare queste aree in calamite per investimenti strategici, in un mondo internazionale a dir poco spietato e in continua mutazione.
Insomma, ecco la ricetta perfetta: qualche bella dichiarazione, un pizzico di auspicio, una spruzzata di presenza istituzionale e… speriamo nella magia. Il resto è vento, conti ancora da fare e tempi da inseguire, perché ne sappiamo qualcosa: a quanto pare la burocrazia qui corre più lenta di un bradipo, nonostante la retorica sull’urgenza ed efficienza.



