Eurostat. Evidentemente, le aspettative degli economisti interrogati da Reuters erano perfettamente calibrate, puntando proprio su questa discesa dal 2% di dicembre. Un risultato che sembra quasi troppo bello per essere vero.
Se poi consideriamo il “core inflation”, cioè quell’indicatore che ignora i prezzi più ballerini di energia, cibo, alcool e tabacco, vediamo una lieve discesa al 2,2% da quel 2,3% di dicembre. Davvero un capolavoro di stabilità, quando abbiamo tutti visto i rincari ovunque – ma evidentemente, in qualche modo, “non conta”.
Questi dati “miracolosi” rappresentano il trionfo della lotta contro l’inflazione, appena scesa sotto quel famigerato 2% che tanto spaventa la Banca Centrale Europea. Un traguardo che, ovviamente, la metterà al riparo da nuove follie monetarie come tagli dei tassi per il prossimo futuro. O forse no, ma i mercati intanto applaudono (o si stupiscono).
Un approccio prudente (ma non troppo)
La BCE si riunirà giovedì prossimo e, quale sorpresa, si prevede che manterrà il tasso di interesse di riferimento al 2%. Naturalmente, questa è la linea ufficiale; però, dietro le quinte, si discute delle condizioni che potrebbero far cambiare idea. La famosa “prudenza” del banchiere centrale, quella cosa che si pronuncia mentre si pensa ben altro.
Lorenzo Codogno, il guru dell’economia che finge di saperne di più, suggerisce che a far traballare questa calma piatta potrebbero essere qualche escalation geopolitica, un improvviso apprezzamento dell’euro o, perché no, un’inflazione più alta del previsto. Insomma, il solito cocktail di motivi per alzare di nuovo la voce.
Lorenzo Codogno ha scritto via mail, probabilmente seduto nel suo ufficio climatizzato:
“La BCE è in una ‘posizione favorevole’, ma gli stessi portavoce della banca potrebbero diventare più cauti nell’uso di queste parole a causa dell’incertezza e della fragilità a livello globale. Continuo a vedere un piccolo rischio ribassista per i tassi nel breve termine e un rischio al rialzo nel medio periodo. Eppure, lo scenario di base resta quello: nessun cambiamento previsto per il 2026 e il 2027, con un livello molto alto per qualsiasi azione.”
Non potevano mancare le previsioni del secondo “indovino” economico della situazione: Paul Hollingsworth, capo dell’economia nelle democrazie sviluppate presso BNP Paribas Markets 360. Secondo lui, se qualcosa si muoverà quest’anno, sarà più probabilmente un aumento dei tassi – sì, avete letto bene, un aumento, non un taglio. La serietà del momento impone prudenza, ma con una spruzzata di “stringere la cinghia” come si conviene.
Paul Hollingsworth ha annunciato modestamente:
“Vediamo una soglia alta per qualsiasi azione della politica monetaria, e pressioni sui prezzi più forti del previsto suggeriscono che la BCE terrà il timone saldo per un lungo periodo. Continuiamo a vedere come prossima mossa un aumento nel terzo trimestre del 2027, quando ci aspettiamo ulteriori prove di pressioni inflazionistiche interne causate da maggiori spese in difesa e infrastrutture.”
Come dire: sedetevi comodi, il film della politica monetaria europea promette colpi di scena ma soltanto verso la fine del decennio. Intanto ci si diverte con numeri che scendono o salgono a seconda delle necessità narrative. Un vero capolavoro di incoerenza e teatralità finanziaria.



