Gli utili di UBS nel quarto trimestre che nessuno si aspettava fossero così… normali

Gli utili di UBS nel quarto trimestre che nessuno si aspettava fossero così… normali

Stentiamo quasi a crederci, ma UBS, il colosso bancario svizzero che di certo non si fa mancare nulla, ha annunciato un piano di riacquisto azionario da ben 3 miliardi di dollari e nel quarto trimestre ha mostrato profitti che hanno umiliato le previsioni degli analisti. Davvero una sorpresa, considerati i tempi tumultuosi che viviamo.

Il piano è chiaro: almeno 3 miliardi di dollari in buyback nel 2026, con la promettente possibilità di fare ancora di più. Nel frattempo, l’utile netto attribuibile agli azionisti è balzato di un bel 56% su base annua, raggiungendo la modica cifra di 1,2 miliardi di dollari nel trimestre finale. Un risultato che ha mandato in rossore gli ottimisti analisti, che avevano previsto solo 919 milioni.

Passando ai ricavi complessivi del gruppo, questi si sono attestati a 12,1 miliardi di dollari, perfettamente in linea con le stime. Peccato che siano calati rispetto ai 12,8 miliardi del trimestre precedente, anche se restano in crescita rispetto agli 11,6 miliardi dell’anno prima. Insomma, la crescita è tutto meno che lineare.

Il mercato non sembra entusiasta: le azioni UBS sono scese del 2% nella mattinata di mercoledì, segno che anche i più spalleggianti cominciano a guardare con sospetto questo continuo tira e molla.

Da notare inoltre che il coefficiente di capitale di classe 1 (CET1), la misura sacra della solvibilità bancaria, si è leggermente abbassato dal 14,8% al 14,4% nel quarto trimestre. Nulla di drammatico, ma abbastanza per far drizzare le antenne agli osservatori più attenti.

Per la prima volta nella storia, gli asset gestiti da UBS superano la cifra astronomica di 7 trilioni di dollari, un traguardo che sembra promettere ai vertici la certezza di raggiungere l’obiettivo di uscita del 2026, il che suona come una delle classiche promesse da marinai finanziari: dividendi più alti affiancati a massicci riacquisti di azioni.

Sergio Ermotti, il pentito tornato a dirigere la banca dopo il salvataggio governativo di Credit Suisse, ha dipinto un quadro quasi roseo del gruppo. Secondo lui, le divisioni di gestione patrimoniale globale e banca d’investimento hanno dato risultati solidi: la prima ha incassato netti afflussi per 101 miliardi di dollari, mentre l’attività svizzera resiste “come un camoscio in mezzo a una valanga” nonostante il contesto di tassi negativi.

Riferendosi alla recente volatilità di mercato — che ha visto i metalli preziosi cadere a picco in una settimana degna di un thriller — Ermotti ha riconosciuto che i clienti sono diventati “cautamente diffidenti”, anche se niente di rivoluzionario è cambiato nelle loro allocazioni patrimoniali.

Sergio Ermotti ha detto in un’intervista:

“Cercano protezione, ultimamente si tengono alla larga un po’ dal settore tecnologico. La volatilità e i cambiamenti quasi quotidiani nella geopolitica spingono i clienti a riflettere sempre di più sulla diversificazione.”

Interessante notare che gli afflussi robusti in Europa e Asia stanno almeno in parte compensando l’emorragia nelle Americhe, zona in cui gli esodi ammontano a 14 miliardi di dollari solo negli Stati Uniti. Una fuga degna di un film, con il portafoglio che fa le valigie sotto lo sguardo impassibile degli operatori.

Da ricordare che Ermotti è tornato alla guida di UBS nel 2023 proprio per gestire uno dei salvataggi più rocamboleschi nella storia bancaria svizzera: l’assorbimento coatto di Credit Suisse, una complicatissima operazione che ha avuto più colpi di scena di una telenovela.

Fermo nel suo ottimismo, Ermotti ha dichiarato che da allora la banca ha fatto “notevoli progressi” in quella che si potrebbe definire la fusione più intricata che la finanza ricordi. Naturalmente senza minimamente citare l’incredibile caos e le turbolenze che hanno accompagnato il processo.

Il punto di vista degli esperti: una luce in fondo al tunnel (o forse no)

Johann Scholtz, analista senior di Morningstar, non ha resistito a definire i risultati del quarto trimestre una “ennesima prova di forza” del gruppo. Un complimento che suona un po’ come l’applauso a teatro nella parte finale, quando ormai sei felice che tutto finisca.

Intervistato da CNBC, Scholtz ha elogiato la perfetta esecuzione dell’integrazione di Credit Suisse. Concede però una mezza bocciatura al prezzo delle azioni UBS, ancora zavorrato da quelle fastidiose regole svizzere sui requisiti patrimoniali, che continuano a far storcere il naso anche ai più fedeli sostenitori.

In conclusione, la nostra amata UBS continua a camminare sulla fune tra grande successo e subtilissime insidie regolamentari, tutto mentre regala ai mercati questa irresistibile miscela di annunci roboanti, strategie da manuale e performance da montagna russa. Che spettacolo memorabile!

Siamo SEMPRE qui ad ascoltarvi.

Vuoi segnalarci qualcosa? CONTATTACI.

Aspettiamo i vostri commenti sul GRUPPO DI TELEGRAM!