Jlenia Musella, 22 anni, aveva una passione semplice: ballare. Se la cercavate su Instagram o TikTok, la trovavate spesso a muoversi davanti allo specchio della sua cameretta, anche da sola, seguendo la musica come se fosse una star in un videoclip di serie B. Sempre impeccabile, truccata e con abiti alla moda, un modo quasi disperato per affermare una sé stessa che sembrava sfuggirle, mentre la realtà intorno la spingeva sempre più ai margini. Ma, per fortuna, non sono mancati gli scatti “acqua e sapone”, quelli senza filtri. Foto che la ritraevano con il nipotino appena nato in braccio, davanti al palazzo del quartiere Conocal di Ponticelli. Tutto un altro mondo rispetto ai selfie patinati. Lei la definiva “il mio orgoglio”, perché sì, dietro al volto glamour c’era anche un lato tenero che cercava disperatamente di emergere.
La musica, i viaggi, la maschera di una vita diversa
Non era solo una ragazza della periferia complicata di Napoli. No, Jlenia tentava una fuga attraverso la musica, i viaggi e qualche sporadica esperienza che potesse darle un po’ di respiro. Recentemente si era fatta immortalare a Castellaneta, nella rinomata scena notturna pugliese, a una serata con Joseph Capriati. I suoi amici, mai abbastanza disposti a far calare la maschera, conservano ancora nei ricordi social quel video dove Jlenia sorride, attenta alla telecamera, completamente immersa nel ritmo. Radiosa, con capelli biondo-chiarissimi, tuta nera attillata e stivali alti, più che spettatrice sembrava essere la protagonista di una realtà utopica, fatta di luci sgargianti che cercavano di strozzare l’ombra tetra del Parco Conocal. Chi la conosceva la riassumeva con una frase tanto ovvia quanto crudele: “Il sole in persona”. Un sole che aveva il compito di illuminare due mondi inconciliabili: la vita da diva della notte e quella tenera e grezza insieme al nipotino.
Una famiglia complicata che pesa come un macigno
Tuttavia, dietro il sipario delle luci notturne e dei sorrisi costruiti, si nascondeva una realtà tutt’altro che scintillante. La famiglia di Jlenia era un gioiello di complessità e tragedie. I suoi profili social più recenti raccontano la storia di una ragazza che aveva deciso di mostrarsi forte, indipendente, quasi indistruttibile. Ma chi si prendeva la briga di scavare nel passato non poteva ignorare le crepe profonde di quell’esistenza. Vecchi post la mostrano idealmente abbracciata a un padre che non era presente in senso normale: un detenuto, accusato – a quanto pare – di omicidio. “Siamo una cosa sola”, scriveva modestamente sotto una foto con lui, vantando somiglianze fisiche e caratteriali come se questo potesse compensare condizioni così disumane. Anche sua madre aveva fatto un salto nel meraviglioso mondo del carcere, secondo le ricostruzioni. E Jlenia non aveva paura di ricordarlo, pubblicando addirittura riferimenti a registrazioni dalla prigione di Pozzuoli.
In un messaggio che ormai suona come il testamento emotivo di una giovane donna con troppe ferite aperte, Jlenia scriveva:
“Sono stata delusa dalle persone da cui meno me lo aspettavo, ma purtroppo il dolore è di passaggio: soffri, corri, ti rialzi e poi sorridi.”



