Non è diventato un campione olimpico della solidarietà fraterna, ma perlomeno ora può vantarsi di un record: Massimo Sgroi è stato condannato a soli 15 anni di carcere per aver eliminato il fratello Giuseppe, 54 anni, nel loro appartamento di Cilavegna, Pavia. Un piccolo dettaglio: la causa ufficiale è un bel omicidio preterintenzionale, nettamente più leggero di quella mezza tortura chiamata omicidio volontario per cui il pubblico ministero invocava la bellezza di 25 anni.
Ovviamente, il tribunale ha furbescamente optato per una versione meno drastica rispetto a quella della procura, mentre la difesa, sognando ad occhi aperti, chiedeva pure l’assoluzione o di ribaltare il reato come fosse un calzino.
Quando l’amore fraterno diventa degrado di botte
Secondo le indagini, la coppia di fratelli non si limitava a capirsi male durante le cene famigliari, ma battibeccava furiosamente fino a trasformare uno di quei momenti in una vera e propria scena da film horror: Massimo avrebbe sferrato una serie di pugni sul povero Giuseppe, fino a lasciarlo a un passo dall’aldilà. Un gesto poco romantico per riappacificarsi, nemmeno fosse il finale di una soap opera trash.
Come ciliegina sulla torta, i vicini non rimanevano certo a guardare, chissà da quanto avevano perso il conto delle loro accese litigate. Nel loro appartamento conviveva pure un amico più giovane, arrestato al volo da eroi senza macchia, ma liberato subito dopo per non aver avuto alcun coinvolgimento. Fortuna che la giustizia sa distinguere il branco dall’innocente spettatore!
Che cos’è l’omicidio preterintenzionale?
Per chi ancora si chiede come si possa uccidere un fratello ma farlo “meno grave”, benvenuti nella magica giurisprudenza italiana e non solo. L’omicidio preterintenzionale è quel fenomeno strano dove non c’era mica la ferrea volontà di ammazzare, ma solo di “far male un po’ troppo”, per cui le lesioni si trasformano in tragedia. Insomma, una specie di “ops, ho esagerato”, che risulta più tollerabile dell’omicidio doloso (quello vero, intenzionale) e meno tollerabile di quello colposo (rimedio accidentale, nulla di personale).
In altre parole, la legge fa sconti per chi usa i pugni come se fossero messaggi di affetto, ma senza la brillante intenzione di far fuori il destinatario. Uno spettacolo di misericordia che rende il sistema giudiziario un mago del compromesso tra brutalità domestica e formalità legale.



