L’Italia emergeva dalle macerie della guerra e del fascismo, e da pochissimi mesi si era votato al referendum monarchia/repubblica, quando artisti e scrittori frequentatori del salotto di Goffredo e Maria Bellonci ebbero l’illuminante idea di legare il meccanismo del voto alla scelta letteraria, concretizzandolo attraverso l’uso delle schede elettorali. Così nacque il Premio Strega: un inno alla libertà ritrovata, una parvenza di democrazia da celebrare, omaggiare e rinforzare giocando con la carta e la penna, ma soprattutto con le preferenze degli elettori dell’arte.
Vista la ricorrenza, la Fondazione Bellonci, organizzatrice dell’evento, ha deciso – in perfetta collaborazione con il Comune di Roma – che la serata finale, prevista per l’8 luglio prossimo, si terrà niente meno che in piazza del Campidoglio. Come se ce ne fosse bisogno, per sottolineare il presunto indissolubile legame tra il Premio, l’Italia repubblicana e la stessa città eterna, ci ha tenuto a precisare il presidente Giovanni Solimine. E per confermare che tutto va come previsto, l’assessore alla cultura Massimiliano Smeriglio ha garantito che la convenzione tra Comune e Fondazione sarà rinnovata per altri tre anni. Applausi.
Il calendario degli eventi che ruotano attorno all’anniversario è roba da far impallidire persino le maratone televisive più blasonate. Già in corso, infatti, c’è il ciclo “I dialoghi della Costituzione”: quattro incontri nell’hotspot culturale di Roma, l’Auditorium Parco della Musica, pensati per celebrare la “forza morale e la modernità” – parola di programma – della Costituzione italiana. Dimenticate i noiosi tomi di diritto: qui si snocciolano virtuosamente quattro lezioni su lavoro, diritto/dovere di voto, ruolo femminile famigliare e sociale, il tutto reinterpretato da autori freschi di penna. Tra gli ospiti, per non farsi mancare nulla, spuntano nomi come Anna Foa, Edoardo Nesi, Silvia Avallone, Donatella Di Pietrantonio e Sandro Veronesi. Un cartellone così ricco da far sospettare un fondo di noia, senza neanche dover scorrere oltre nel sito ufficiale.
Il 29 aprile, sempre a Roma, il Macro ospita l’inaugurazione di una mostra dedicata agli 80 anni del Premio. La curatela è affidata alla docente dello Iuav Maria Luisa Frisa – perché nulla deve sfuggire ai critici accademici – mentre la direttrice Cristiana Perrella si occupa di farla partire alla grande.
Il manifesto celebrativo è un florilegio di nostalgia: rispolvera il disegno originale di Del Pero del 1928, creato per il liquore Strega (ah, l’inconfondibile charme della pubblicità del passato), con la scritta “80, Quasi una vita”. A chi non fosse bastato l’ambiente intellettuale, si ricorda che “Quasi una vita” è anche il titolo del romanzo vincitore del 1950, firmato da Corrado Alvaro. Curiosità di statistica letteraria: la parola “vita” compare sei volte tra i titoli dei romanzi vincitori e ben 23 tra quelli finalisti. Al secondo posto, in questa classifica del buon gusto, c’è “amore”.
Il direttore Stefano Petrocchi ha voluto assicurare che chi osa paragonare il Premio Strega al Sanremo della letteratura, come spesso si sente dire, può finalmente trovare un conforto statistico nel numero impressionante di titoli che si giocano tra “vita” e “amore”. Ovviamente, logicamente, esclusivamente i temi più profondi del mondo.



