Finalmente, non solo si potrà assistere alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali Milano Cortina comodamente dal divano di casa grazie alla diretta della Rai, ma – manco a dirlo – ci sarà pure la possibilità di goderla in teatro. Che originalità, vero? Se già possiamo gioire del fatto che la città preferisca risparmiare ogni singolo centesimo sui Giochi, ecco spuntare una soluzione alternativa a pagamento messa in piedi dalla solita associazione inclusiva: la celebre Pride House di Milano. Non stiamo parlando di un evento istituzionale, ma almeno l’ingresso è, diciamo, più colorato.
Dopo anni e anni di Prima Diffusa per la Prima della Scala, quel capolavoro di marketing culturale che accende la città con un fascino unico, per le Olimpiadi – guarda un po’ – niente schermi sparsi in giro. Evidentemente le priorità della Comune di Milano sono altre: vietato spendere anche un euro per i Giochi. Che senso ha? Forse il detto “fare con poco” qui si traduce in “non fare proprio nulla”.
La Pride House olimpica: l’oasi di inclusione tra realtà e show
Così, come una phoenix da ceneri di austerity, è nata la Pride House di Milano. Già testata in laboratori internazionali come Vancouver 2010 e Parigi 2024, questa enclave arcobaleno si propone come luogo di incontro per tutti i fan delle Olimpiadi e per la sensibilizzazione sui diritti della comunità Lgbtqia+. Da un polo sportivo a un polo di “inclusività”, tutto molto nobilmente spettacolare, con manifestazioni, talk con atleti ed ospiti, e perfino serate di cinema e musica. Qui la serietà istituzionale si lascia volentieri prendere da un pizzico di showbiz.
Dal 6 al 22 febbraio, mentre fuori infuria lo spirito olimpico tradizionale, al Teatro del Meet Digital Culture Center in via Vittorio Veneto 2, zona Porta Venezia, si proietterà la cerimonia inaugurale, giusto per non far mancare “l’esperienza collettiva” ai fanatici del grande schermo e della socialità cinematografica. Immediatamente dopo, spazio alla musica: cori Lgbtq+ si alterneranno – casualmente o forse no – a quelli di migranti. Perché niente dice davvero “abbracciare la diversità” come mettere insieme cori di migranti e di attivisti Pride, una combo vincente per abbattere tutte le barriere, o almeno per provarci sotto i riflettori.
Il programma: quiz, film e tanto spettacolo
E non è finita qui! La Pride House ha programmato una serie di eventi in perfetto stile maratona culturale: se ami le Olimpiadi e vuoi dimostrare che sei anche socialmente impegnato, sappi che il menu è ricco e vario. Per esempio, domenica 8 febbraio alle 19 ci sarà la “Queer Olympic Quiz Night”, un quiz interattivo di 50 minuti pieno di curiosità sportive e tematiche Lgbtqia+ che, ça va sans dire, fa squadra perché tutti siamo portatori di “storie iconiche”. Sport, cultura e inclusione serviti con una spolverata di retorica da manuale, insomma.
Sabato 14 febbraio, per il romantico o per il curioso che vuole una pausa dal ghiaccio e dallo sci, verrà proiettato “Le rendez-vous de l’été (That summer in Paris)”, una tragicommedia ambientata nella super inclusiva Parigi dei Giochi del 2024. La protagonista, la trentenne Blandine, arriva dalla Normandia per godersi il nuoto, cioè la classica immersione tra drammi e risate che fa sempre bene allo spirito olimpico e, chissà, anche ai cuori sensibilizzati.
Insomma, mentre la cerimonia ufficiale viene distribuita in diretta televisiva senza troppo clamore dal Comune, i veri vip dell’inclusione si danno da fare per trasformare le Olimpiadi in una festa parallela, anzi, in un festival di idee, cori e quiz. Un vero spettacolo di contraddizioni all’italiana che vale la pena tifare, se non altro per l’ironia della situazione.



