Come sbarcare il lunario mentre gli investitori mollano oro, argento e petrolio senza ritegno

Come sbarcare il lunario mentre gli investitori mollano oro, argento e petrolio senza ritegno
Donald Trump, che ha scelto Kevin Warsh come successore di Jerome Powell alla guida della Federal Reserve. Come si suol dire, un vero toccasana per i metalli preziosi… in discesa libera.

Durante le prime ore di contrattazione europea, il prezzo dell’oro ha fatto registrare un calo del 3,2%, scendendo a 4.713,39 dollari l’oncia, approfondendo la caduta storica di venerdì scorso che ha segnato un crollo superiore al 9%, il più pesante dal 1983. L’argento, mai da meno, ha perso il 2,7%, toccando gli 82,29 dollari l’oncia, dopo il tonfo del 31% di venerdì, il peggior crollo in un solo giorno dal 1980. Ma non finisce qui, perché in parallelo si è verificato un crollo del prezzo del petrolio e una generale caduta dei mercati, con l’indice paneuropeo Stoxx 600 che segue l’andamento negativo dei mercati asiatici e del Pacifico. Anche i futures azionari statunitensi si affacciano alla settimana in rosso, be’, chi poteva dubitarne?

5-10% di oro? Che ambizione!

La stratega globale Grace Peters di JPMorgan Private Bank ci regala la sua illuminante visione: il portafoglio ideale deve contenere scudi geopolitici, quegli asset ad alto tasso di sicurezza come i Treasury, il dollaro e ovviamente l’oro. Naturalmente, non tutti reagiscono allo stesso modo, ma secondo lei l’oro “è la miglior copertura geopolitica”. Quanto a previsioni assai ottimistiche, chiudono il cerchio la convinzione che l’oro potrebbe toccare quota 6.500 dollari l’oncia entro la fine del 2026. Un piccolo dettaglio: mentre i mercati sviluppati risultano pieni zeppi di oro, le banche centrali dei mercati emergenti, quelle sì, che contano, ancora si tengono lontane dal metallo, con esempi lampanti come Polonia e Brasile. Oh, e per gli investitori istituzionali e retail, l’oro è appena poco più del 3% degli asset totali, tra azioni, obbligazioni e alternative, ma secondo la nostra esperta misteriosamente ci sarebbe spazio per un sontuoso 5-10%. E indovinate? I clienti non si sono ancora accorti, ma arriveranno. Chissà.

Preoccupazioni Fed: la volatilità è servita

Ecco il colpo di scena firmato Charles-Henry Monchau, capo investimenti del Syz Group: il sell-off è partito a fine gennaio, dopo un mese intero in cui gli investitori si sono consumati il cervello pensando che la Fed stesse per perdere la sua santa indipendenza. Nel frattempo si dava per scontato che il dollaro sarebbe continuato a scivolare, tra mille altre preoccupazioni di fondo. L’indice dollaro, che mette in fila il biglietto verde contro un paniere delle principali valute rivali, ha visto un timido rialzo dello 0,2% lunedì mattina, dopo aver già perso l’1,2% nel 2026 e oltre il 9% nel 2025. Che novità!

Ma l’evento davvero destabilizzante è stata la nomina a sorpresa di Kevin Warsh, che il buon Monchau definisce un perfetto ibrido tra falco e colomba, provocando fin da subito un improvviso cambio di mentalità tra gli investitori. Sapete perché? Warsh ha da tempo suggerito alla Fed di ridurre il bilancio, e noi sappiamo bene cosa vuol dire: meno liquidità, quindi più stress per i mercati che, si sa, sono come tossicodipendenti da soldi facili. Ah, e poi c’è sempre il piccolo dettaglio delle incertezze – se Warsh verrà effettivamente eletto membro della Fed, se diventerà presidente, se Powell resterà a bordo o meno – insomma, tutto un bel casino che i mercati odiano con la stessa passione con cui amano i rialzi certi.

Infine, il capo delle ricerche su materie prime e macroeconomia per l’Europa di WisdomTree, Nitesh Shah, commenta con la sua solita grazia la performance “fantastica” dell’oro e dell’argento durante la maggior parte di gennaio, oltre ogni previsione. Ma, proprio come tutte le bolle che si rispettino, è bastato un solo malaugurato evento, la nomination di Warsh, a far sgonfiare tutto quanto, restituendo i metalli preziosi alla loro eterna caduta nell’ombra della volatilità.

Donald Trump e perdere la sua presunta indipendenza? Beh, a quanto pare, o questa paura non è mai realmente emersa, oppure si è volatilizzata più in fretta delle promesse elettorali. E nulla, uno dei pilastri che dovevano sorreggere oro e argento si è semplicemente sbriciolato.

Ma tranquilli, non è una tragedia: la cosiddetta ‘correzione sana’ è qui a rallegrare le giornate. Non è solo la JPMorgan Private Bank a ignorare questo calo del prezzo dell’oro come se fosse un lieve malessere passeggero; anche vari analisti si mostrano stranamente ottimisti per i prossimi mesi. WisdomTree, per esempio, ci racconta che lo sfacelo dei metalli preziosi è più una pulizia salutare che una crisi profonda. Bisognerà solo armarsi di pazienza, perché qualche altro giorno di rollercoaster è quasi garantito.

Shah, l’oracolo di WisdomTree, prevede miracoli degni di un film d’azione: entro fine anno l’oro volerà a ben 5.020 dollari l’oncia, mentre l’argento ballerà sui 88 dollari l’oncia. Naturalmente, ci sarà bisogno di liberarsi “un po’ della schiuma speculativa”, che in altri termini si può tradurre come il normale frastuono degli investitori un po’ troppo nervosi.

Nel frattempo, i sapienti di Deutsche Bank ribadiscono l’obiettivo da favola: 6.000 dollari per un’oncia d’oro entro fine anno. Ah, che sorpresa, nessun timore che la recente debacle possa essere qualcosa di più duraturo, no no, le “dinamiche tematiche” – il termine ufficiale per “trend del momento” – restano magicamente immutate.

Mentre tutto questo scintillava, anche il petrolio ha fatto il suo show, sprofondando del 5% come se fosse il protagonista di una soap opera: complice un amichevole scambio tra Trump e l’Iran, che ora, miracolosamente, si “parlano seriamente”. Eh sì, un momento di pace mentre la “massiccia armata” americana punta i cannoni verso un membro dell’OPEC. Solo un caso? Forse.

I futures sul Brent di aprile si sono schiantati a 65,88 dollari al barile, mentre quelli sul West Texas Intermediate di marzo hanno chiuso a 61,76 dollari, segnando cali notevoli che non si vedevano da sei mesi, stando alle cronache di Reuters, la fonte che sempre ama fare drammi ben confezionati.

Entriamo ora nel regno del panico… o no. Max Kettner, l’illuminato strategist multi-asset di HSBC, ci tranquillizza subito: niente panico, è solo un “calo delle posizioni” un po’ fastidioso ma niente di più. Insomma, quella domanda che tormentava gli investitori a gennaio, “Come mai con un clima così rischioso proprio i metalli preziosi si sbracciano a fare festa?” ora ha trovato risposta concludente. O meglio, è tutta una questione di equilibrio da giocolieri di circo.

Kettner ci spiega che non possiamo metterci a fare gli isterici solo perché l’oro e l’argento hanno perso un po’ di smalto. Non è mica la fine del mondo! Quindi, niente panico, niente catastrofi imminenti per i mercati azionari o del credito, e nemmeno una rivoluzione nel campo delle valutazioni o nei conti delle aziende. Insomma, continuiamo pure come se nulla fosse, tra un annuncio trumpiano e una variazione di prezzo dell’oro.

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