Milano 2027, i socialisti del Psi si inventano Avanti Milano: roba da non crederci

Milano 2027, i socialisti del Psi si inventano Avanti Milano: roba da non crederci

I socialisti del Psi, recentemente ribattezzati “Avanti per l’Italia – Psi” – un nome che fa venire in mente una marcia trionfale, ma preparatevi alla solita lenta camminata –, si sono messi in testa di presentare una lista autonoma, ovviamente all’interno del nuovo contenitore del centrosinistra, per le elezioni comunali di Milano del 2027. Il nome scelto? Tenetevi forte: “Avanti Milano”. Un titolo evocativo, visto che sembra quasi chiamare a raccolta chi si è perso per strada in queste decadi di incertezze e svolte mancanti.

Il segretario nazionale Enzo Maraio ha voluto sottolineare la “valenza simbolica” di Milano, patria del riformismo e del socialismo italiano. Peccato che, nella realtà dei fatti, quel simbolo sembri più un fantasma nostalgico. Maraio ricorda il glorioso passato della città con Bettino Craxi, “il mito di piazza Duomo”, e ci aggiunge una nutrita schiera di “grandi sindaci” come Aldo Aniasi, Carlo Tognoli e Paolo Pillitteri, quegli amministratori che hanno guidato con “visione, pragmatismo e capacità amministrativa”, incarnando una politica capace di coniugare sviluppo e giustizia sociale. Peccato però che quasi nessuno sembri aver preso appunti da quegli anni d’oro.

Subito dopo la nostalgia, l’invito al centrosinistra che, come al solito, è un caleidoscopio di sigle e decisioni rimandate: “È il momento di convocare il tavolo di coalizione”, annuncia Maraio. Ma attenzione: prima dei soliti gagliardetti con i nomi dei candidati, bisogna finalmente parlare di “cose fatte”, di cosa resta ancora da fare e – udite udite – prendere una decisione. Insomma, una rivoluzione copernicana nel modo di gestire le campagne elettorali.

Uno sguardo al passato recente: socialisti in cerca d’autore

Il passato recente del socialismo milanese sembra una sceneggiatura di un film drammatico a puntate. Nel 2021, si presentò una lista autonoma, la “Socialisti di Milano”, rigorosamente slegata da centrodestra e centrosinistra. A guidarla ci fu Giorgio Goggi, un ex assessore di giunte di centrodestra, mica uno sprovveduto. Il risultato finale? Un’allegra frazione di voti: lo 0,4% per la lista e lo 0,7% per Goggi stesso. Calcolatrice alla mano, una farsa politica difficilmente dimenticabile.

Nel 2016 il copione si ripete, ma con qualche variante. Un “pezzo” di socialisti cittadini, che evidentemente non ha digerito la divisione, appoggia la candidatura sindacale di Luigi Santambrogio, anch’egli con passate esperienze assessorili in giunte di centrodestra. L’aggregazione avviene sotto la lista “Alternativa Municipale”, perfettamente autonoma da quei famigerati poli destra e sinistra. Va ricordato che, in qualche Municipio, questa lista ha persino osato coalizzarsi con i Radicali, che proponevano a loro volta a sindaco Marco Cappato. Un esperimento di strategia politica che definire “originale” è quasi un complimento da circostanza.

Torniamo indietro fino al 2011, un anno d’oro per la frammentazione socialista: il socialista Roberto Biscardini riesce a strappare un seggio in consiglio comunale sotto l’egida del Partito Democratico – a testimonianza che l’integrazione può funzionare, ma, guarda un po’, solo facendo il passo indietro. Allo stesso tempo, il Nuovo Psi decide di mettersi in proprio all’interno della coalizione di centrodestra, raccogliendo lo strabiliante 0,2%: un successo clamoroso da far impallidire qualsiasi strategia elettorale degna di questo nome.

Si capisce quindi che i socialisti milanesi sono maestri nell’arte dell’autonomia, o meglio dell’autarchia elettorale, con risultati che parlano da soli. Un mix esplosivo di nostalgie, scelte strategiche discutibili e un tentativo di risorgere dalle ceneri senza però apprendere dai propri errori. Ma chissà, con “Avanti Milano” forse stavolta il miracolo avverrà, o almeno questo è quello che si augurano nel glorioso, ma un po’ sgangherato, mondo del socialismo meneghino.

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