Mario Calabresi sbarca a Milano: Sala applaude come se fosse la salvezza del Pd

Mario Calabresi sbarca a Milano: Sala applaude come se fosse la salvezza del Pd

Alla manifestazione contro l’Ice a Milano, svoltasi sabato pomeriggio da piazza XXV Aprile a largo Cairoli, il nostro eroe Mario Calabresi ha scelto la via della diplomazia defilata. Quando gli si è chiesto della sua possibile candidatura a sindaco, ha risposto con un elegantissimo “Oggi non è il tema, ne parleremo”. Tradotto: lasciate che vi tenga sulle spine.

Per chi vive fuori dal tunnel mediatico, Calabresi non è un volto qualunque: noto giornalista, ex direttore de La Stampa e La Repubblica, è spesso accreditato come il favorito della corsa per la candidatura a sindaco di centrosinistra nel 2027. Insomma, l’uomo che potrebbe passare dall’inchiostro alle poltrone di Palazzo Marino, quella macchina di potere milanese che appassiona tutti – o forse solo lui.

L’evento firmato Maran: “Milano ti ascolto”

Il giorno prima, venerdì, Calabresi si è concesso un bagno di pubblico all’evento “Milano ti ascolto”, gentilmente sponsorizzato dall’eurodeputato Pierfrancesco Maran con le preziose presenze di Caterina Antola, presidente del Municipio 3, ed Elena Buscemi, presidente del Consiglio comunale. Tema centrale? Quanto è terribilmente poco ospitale Milano per quei giovani adulti che pensano di restare in città dopo l’università.

Come se non fosse ovvio, Calabresi ci ha tenuto a sottolineare una verità assoluta e sconvolgente: “Milano è una città attrattiva, ma non più accogliente”. Traduzione: più che una città, qui funziona tutto come un parco giochi a pagamento. Che sia casa o centro sportivo, la città sembra voler spremere ogni singolo euro da chi ha il coraggio di chiamarsi giovane lavoratore.

Un esempio che ha provocato “miracolosamente” qualche smorfia di sorpresa: gli abbonamenti Atm costano più dopo i 26 anni. Non solo: anche entrare in piscina o partecipare a eventi culturali diventa una spesa da adulto, anzi, da “giovane adulto” che, guarda caso, non viene proprio accolto a braccia aperte.

Milano che non fa il suo dovere (per i giovani)

Il nocciolo della questione? Milano sembra incapace di mettere i giovani nelle condizioni di comportarsi da adulti, anche se magari hanno già quella laurea brillante che dovrebbe spalancare porte e non cancelli. Tra affitti insopportabili, trasporti che rincarano senza motivo e il costo astronomico di ogni attività di svago o sportiva, il risultato è lampante: molti giovani laureati puntano inevitabilmente la valigia verso altri lidi.

Per Calabresi, questa fuga non è semplicemente uno sferzante problema da cartellino giallo, ma una condanna per Milano. Un paradosso, visto che proprio “le piccole o medie città universitarie” svuotano i giovani dopo la laurea, ma almeno lì sembra quasi naturale. A Pavia, ad esempio, le iscrizioni all’università sono in aumento da anni, mentre Milano perde attrattiva, soprattutto perché – dimenticavamo! – è eccessivamente cara.

Beppe Sala e la fredda accoglienza “amichevole”

Non si sono fatte attendere le prime reazioni dalla palestra degli “amici” politici. Il primo a scendere dall’Olimpo di Palazzo Marino è stato niente meno che Beppe Sala, il sindaco in carica, che ha riservato a Calabresi una lusinga con riserva: “È una buona candidatura” – ha detto. Certo, purché il giornalista smetta di fare solo analisi e passi finalmente a tirare fuori proposte concrete. Altrimenti, ha avvertito il buon Sala con tono paterno, “torniamo sempre al solito punto: a dire cosa non va, sono capaci tutti”. Come no, caro Beppe, che la critica gratuita è uno sport nazionale.

Schlein: prima la coalizione, poi i fuochi d’artificio

In un’asta di prudenza, anche la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha messo le mani avanti commentando la papabile candidatura del giornalista. Il mantra è sempre lo stesso: “Prima costruiremo la coalizione progressista più ampia e determinata per vincere le elezioni, poi parleremo dei nomi.” Insomma, nulla di nuovo sotto il sole, se non un’evidente voglia di temporeggiare e spartirsi le poltrone con calma e senza fretta.

Ancora più eloquente è la sua fiducia nel “partito milanese” e nella sua federazione, ritenute strumenti infallibili per affrontare i “prossimi passaggi importanti”. Noi intanto restiamo a guardare, con pop corn a portata di mano. Perché in fondo, il gioco politico milanese è questo: parlare tantissimo senza mai muovere davvero un passo, almeno fino a quando non arriva il momento in cui qualcuno deve davvero mettere la faccia.

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