Torino, capitale italiana della maestria calcistica… almeno per una partita. La Juventus ha pensato bene di umiliare il Parma in trasferta, infliggendo un sonoro 1-4 nella 23ª giornata di Serie A, come a ricordare a tutti che i bianconeri sono ancora lì, esattamente al quarto posto con 45 punti. È vero, è solo uno in più della Roma, ma diciamo che fa sempre più scena. Nel frattempo, la squadra di Spalletti sembra aver acquisito una nuova linfa vitale, quasi come se il suo tocco magico avesse davvero un qualche effetto.
Il gol della bandiera del Parma arriva per pura generosità avversaria, grazie all’autorete da manuale di Cambiaso, che decide di sorprendere il proprio portiere Di Gregorio con un tacco da premio Oscar nel secondo tempo. Insomma, quando si dice “aiutarsi che Dio aiuta”… Inutile dire che c’è anche un quinto gol bianconero di Openda, al 92′, ma viene prontamente cancellato dal Var, quel pallido lampo di giustizia tecnologica che non perdona nemmeno il più piccolo eufemismo di fuorigioco.
Dall’inizio la Juventus mette subito le cose in chiaro: è Conceiçao a fare piazza pulita, lanciato da Kalulu al primo minuto, prova a mettere alla prova Corvi, la cui prestazione diventa un esercizio di sopravvivenza. Al 6′ ci riprova servito da McKennie, ma invece di segnare si abbraccia con la traversa, perché, si sa, il calcio è prima di tutto uno sport di sfortune ingiustificabili.
La tranquillità bianconera arriva però all’improvviso con il gol del difensore Bremer, che al 15′ sovrasta tutto e tutti con una testata da applausi. Il Parma, che per un momento sembra avere coraggio, si fa pericoloso al 30′ grazie a un tiro di Valeri ma Di Gregorio, in una forma inspiegabilmente divina, riesce a tenere a galla la barca juventina.
Nel frattempo la Juventus sembra voler allentare la presa, quasi per dare un falso senso di speranza ai padroni di casa. Ma è solo una trappola da manuale di Spalletti, che lascia entrare Kalulu come nel burro e lo vede servire McKennie, il quale non lascia scampo: al 37′ il raddoppio arriva in semi-rovesciata, quel tocco di classe che fa la differenza… o almeno così dicono.
Tre minuti di recupero danno il tempo per rifiatare prima di riprendere il copione della partita. Nel secondo tempo, l’unico “ecco il Parma” degno di nota è un regalo di Cambiaso al 51′, che confeziona un autogol da manuale dopo un cross litigioso. Sembra quasi che il Parma abbia voluto fare un favore ai tifosi juventini – almeno quanto basta a far arrabbiare i propri.
Ma niente paura, perché Bremer non si accontenta di un gol e al 54′ raddoppia per davvero, con tanto di controllo Var che gli evita l’onta del dubbio. E mentre il Parma barcolla, è David a mettere la ciliegina sulla torta al 64′, ribattendo in rete una respinta del malcapitato Corvi su un tiro fiacco di Conceiçao. Quattro minuti di recupero ulteriori sono solo la ciliegina per permettere una gloria effimera a Openda con un quinto gol annullato dal Var, ovviamente per fuorigioco, perché la perfezione in campo deve essere rispettata almeno da quella fredda tecnologia.
Il finale è da manuale: al 93′ Di Gregorio si prende ancora una volta la parte dell’eroe per il Parma, evitando l’ennesima figuraccia su un tentativo di Pellegrino. Una partita da applausi per i bianconeri, ma soprattutto un monito sibillino per tutti: la Juventus c’è, eccome, anche se ogni tanto concede qualche sorriso gratuito agli avversari. Del resto, lo sport è anche divertimento… no?
Il tocco magico di Spalletti o solo fortuna juventina?
Se c’è chi parla di rinascita bianconera grazie al mister Spalletti, dobbiamo pur sempre ricordare che in fondo è difficile buttare giù un Parma così generoso e imbarazzante in difesa. La partita sembra più la prova generale di un dominio imposto più dall’avversario che da una tattica sofisticata. Peccato che il calcio, a volte, sia molto meno strategico e molto più tragicomico di quello che vogliamo ammettere.
Così tra tiri sbilenchi, autogol da oratorio e Var che fa il duro, la Juventus promette di essere una delle grandi di quest’anno. Ma sarà vero? O solo una sonora presa per i fondelli – sportivamente parlando – per chi sperava a Udine in una Roma più solida? Intanto continuiamo a godere dello spettacolo, perché almeno sul campo, tra ironie e trash calcistico, il divertimento non manca di certo.



