Manifestazione per Askatasuna: il negoziante che ha preferito la fuga dal retro invece di affrontare la fiamma perfetta

Manifestazione per Askatasuna: il negoziante che ha preferito la fuga dal retro invece di affrontare la fiamma perfetta

Immaginate la tranquilla giornata di un negoziante di Corso Regina Margherita, a Torino, trasformata in un episodio degno di un film d’azione, ma senza il glamour hollywoodiano. Una fiamma improvvisa, una serranda carbonizzata e clienti che scappano come se avessero appena visto un fantasma: ecco il racconto tragicomico di una “guerriglia urbana” che, evidentemente, ha riscritto il significato di shopping pomeridiano.

“Ho visto una fiamma sul vetro. Mi ha bruciato tutta la serranda. Io e i miei clienti siamo scappati dal retro”, ricorda il fortunato negoziante, che – con la stessa calma con cui si racconta un aneddoto da bar – descrive una scena che in realtà sembra una dichiarazione di resa senza condizioni.

Se c’è una cosa che il caos e la paura hanno insegnato a quest’uomo è che il concetto di “normalità” può essere facilmente incenerito da una fiamma, letteralmente. Eppure, nella nostra società moderna, sembra che l’emergenza sia diventata la regola, soprattutto quando si parla di eventi di piazza.

Il doppio corteo e i suoi effetti collaterali

Il pomeriggio a Torino non è stato soltanto un tranquillo susseguirsi di passi e slogan; è stato il palcoscenico per un doppio corteo che ha dato il meglio (o il peggio) di sé. Quello che avrebbe dovuto essere un esercizio di democrazia si è trasformato nel più classico degli incubi urbani, fra lanci di oggetti, scontri e, perché no, incendi spontanei.

Nel centro della scena, oltre ai manifestanti, c’è stato il classico spettro dell’inerzia pubblica: le forze dell’ordine, le istituzioni e perfino i passanti, spesso vittime inconsapevoli di una coreografia che pare copiata da un film post-apocalittico.

L’arte sottile di far finta di nulla

Naturalmente, nulla di tutto questo è una novità. Dopotutto, cos’è una fiamma sul vetro di una serranda rispetto alla splendida immagine di una città “viva”, dove le tensioni sociali si esprimono con metodi così “creativi”?

Il negoziante di Corso Regina Margherita probabilmente non sarà invitato a nessuna conferenza sulla sicurezza urbana, ma la sua testimonianza è un promemoria molto efficace: quando il prezzo della protesta è l’incendio della vetrina, forse vale la pena riflettere sul concetto stesso di “diritto alla manifestazione”.

Perché, in fin dei conti, tra una fiamma e una serranda bruciata, sembra proprio che a Torino il vero spettacolo sia la tragicommedia quotidiana di una città che non riesce a uscire dall’incendio, in senso letterale e metaforico.

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