Torino invasa dall’area grigia: Musti punta il dito contro la borghesia che fa il tifo per i violenti

Torino invasa dall’area grigia: Musti punta il dito contro la borghesia che fa il tifo per i violenti

Ah, Torino, la città che non dorme mai… soprattutto quando si tratta di proteste che si trasformano in tafferugli da film d’azione a basso costo. E chi meglio di Lucia Musti, Procuratore Generale di Torino, può stanare queste magnifiche “piazze violente”? All’inaugurazione dell’anno giudiziario, la signora Musti ha sparato a zero non solo contro i protagonisti degli assalti, ma anche contro una certa “upperclass” che, evidentemente, preferisce chiudere un occhio (o entrambi) e abbracciare una ‘benevola tolleranza’ nei confronti di chi vede reati gravi come meri “incidenti di percorso”. Insomma, questa élite culturalmente raffinata non fa altro che «popolare quell’“area grigia”» che, teoricamente, dovrebbe invece insegnare educazione civica e rispetto democratico, riempiendo i “vuoti” sociali… ma si sa, meglio fare finta di niente piuttosto che sporcarsi le mani.

Askatasuna e le tensioni sociali a Torino

Secondo Musti, Torino si è trasformata in un campo di battaglia sociale, con epicentro nell’ormai famigerato centro sociale Askatasuna, ultimo baluardo di un’«Autonomia operaia» che ancora tenta di agitare le acque nonostante lo sgombero dello scorso 20 dicembre. La città ha visto un’escalation di violenze contro le forze dell’ordine degna di un film distopico, con feriti a ogni “servizio di ordine pubblico”. Per dare qualche numero alle fantastiche imprese dei manifestanti: dalla fine di settembre alla fine di novembre 2025, si sono scatenati scontri in vari luoghi simbolo della città, dalla stazione di Porta Nuova a quella di Porta Susa, dalla sede universitaria di Palazzo Nuovo all’aeroporto Sandro Pertini, passando per gli uffici di big come Leonardo e la redazione del quotidiano La Stampa. Una tournée di violenza, insomma.

Tutto questo spettacolo include ovviamente «danneggiamenti, lesioni, resistenze, violenze private, impedimento della libera circolazione, e interruzioni di pubblico servizio», a cui si aggiunge la piccola chicca: la popolazione torinese costretta a subire la limitazione della propria libertà di movimento, vivendo in una città praticamente sotto assedio degli sconsiderati. E se siete nell’umore giusto, potete anche godervi la guerriglia urbana in piazza Castello durante la notte dall’3 al 4 ottobre. Insomma, un vero e proprio festival della “tranquillità” urbana.

Una strategia dietro le piazze?

Ma che sia tutta una semplice manifestazione per difendere “diritti violati”? Macché, secondo la vulpina Musti. Più che altro, si tratta di una prassi ripetuta, così ben organizzata da sembrare quasi un manuale di tattiche di guerriglia urbana: bloccare tutto, prendersela con chi tenta di fermare l’anarchia, e chiamare a raccolta sempre le stesse facce note. Perché, si sa, niente dice “assieme” come dare una mano proprio a quei lavoratori che, guarda caso, dovrebbero difendere interessi simili. Insomma, non stiamo parlando di protesta pacifica, ma di uno «strumento di lotta» che si pone fuori dal contesto democratico, uno strappo alla legalità in piena regola.

“Associazione a delinquere”?

E vogliamo parlare della ciliegina sulla torta? A quanto pare, dietro queste turbolenze c’è una vera e propria “associazione a delinquere” secondo i magistrati, tanto che il processo d’appello contro gli ex e attuali vertici di Askatasuna va a gonfie vele. Una rete organizzata che prevede capi ultrà a distanza che incitano alla rivolta, nuovi apprendisti scatenati e qualche vecchio leader nostalgico pronto a consigliare come meglio scatenare il caos. Qui, persino il reclutamento alle scuole superiori – tipo il liceo Einstein – diventa un’arma per smerciare illegalità. Perché niente terrorizza più della formazione civica.

Giovani e minorenni, la nuova leva della protesta?

Ma il vero colpo da maestro arriva quando Musti ci racconta dei campi estivi per giovani studenti, perlopiù minorenni, organizzati coi fiocchi: non certo per educarli al rispetto dell’ambiente come farebbero quelli del WWF, né per insegnare la legalità come ai campi di don Ciotti, ma per infilarli dritti dritti nell’arte dell’azione illegale. Semplicemente incantevole. Un reclutamento alla larga scala che fa sembrare i classici accampamenti estivi scenari da fiabe per bambini. Così si forgiano le nuove leve di una “rivoluzione” venduta come giustizia sociale ma che, ahinoi, si traduce solo in vetrine rotte e caos.

È davvero confortante sapere che mentre qualcuno vorrebbe educare al rispetto e all’ordine, altri invece insegnano come piegare le regole e rovinare la vita di chi preferisce vivere senza camminare sulle uova o rischiare di prendersi un pugno in faccia per uscire di casa.

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