Davanti a uno Stadio Olimpico che sembra più un laboratorio di fisica quantistica con spettatori quasi invisibili – grazie alla protesta dei propri tifosi contro quella che chiaramente è una società modello di trasparenza e democrazia – la Lazio riesce a strappare un roboante 3-2 al Genoa, e non con una faciloneria qualsiasi, ma con un rigore al centesimo minuto, perché quando si tratta di suspense bisogna superare se stessi.
Tutta la festa si consuma nella ripresa, con la Lazio che si prende il doppio vantaggio grazie al solito Pedro che trasforma un rigore al 56’, seguito da Taylor che al 62’ si prende il palcoscenico segnando il suo primo gol con la maglia biancoceleste. Ma proprio come le migliori produzioni teatrali, ecco che il Genoa replica con due rigori e una rete degna di un kolossal: Malinovskyi accorcia le distanze al 67’ e Vitinha pareggia al 75’, perché evidentemente nel calcio non c’è spazio per l’ordinario.
Quando il pubblico si stava chiedendo se sarebbe finita così, ecco che un nuovo rigore – a forza di rigori sembra più che uno sport il remake di “Qualcuno volò sul nido del cuculo” – lo trasforma Cataldi al 100’ consegnando la vittoria a una Lazio che ora siede all’ottavo posto con i suoi modestissimi 32 punti. Il Genoa, invece, dopo aver collezionato una serie di magnifici 5 risultati utili consecutivi, si ritrova a igliugare il traguardo 13º con la miseria di 23 punti, condividendo la gloria con Parma, Cremonese e Torino. Per chi ama l’agonismo, una vera e propria soap opera del campionato.
Primo tempo: strategie da manuale del non gioco
Si parte con il Lazio che, al minuto 6, mette in piedi un’azione manovrata che avrebbe potuto spezzare le mascelle alla noia, culminando con un tiro volante di Basic che avrebbe fatto impallidire un gatto di marmo, finendo miseramente fuori. Poco dopo, il Genoa risponde con un destro di Frendrup che sorprendentemente viene parato da Provedel, perché anche i portieri a volte hanno voglia di giocare.
La parata fortunata si mescola con un quindici minuti di azioni in cui persino il meteo sembrava più dinamico: Pellegrini si dà da fare per un cross verso Isaksen che, come una stella cadente destinata all’oblio, non riesce a creare nulla; Vitinha e Colombo tentano un contropiede che si scontra con uno scivolone difensivo dozzinale di Provstgaard. Un angolo di Martin è interrotto da deviazioni maldestre, mentre un paio di cross e prese al volo decidono che l’ordine delle cose resterà immutato fino al termine del primo tempo: una noia cosmica perfettamente incastonata in un match dal ritmo da cinepanettone.
Ripresa: rigori e colpi di teatro, la commedia climax
Al rientro in campo, i minuti scorrono e, al minuto 11, l’arbitro Zufferli viene risvegliato da un tocco di mano tanto evidente quanto il faro di un traghetto in piena notte: rigore per il Lazio, trasformato in maniera impeccabile da Pedro. Fanalino di coda delle polemiche? Assolutamente no.
Al 17’ l’ingresso trionfale di Taylor, che arriva puntuale ad appoggiare a rete un assist da antologia di Isaksen, fa pensare che qui la vittoria è tutta in discesa. Ma i protagonisti del Genoa hanno pensato bene di complicarsi la vita da soli e, al 22’, si prendono un regalo dall’arbitro: un altro rigore, questa volta per loro, con fallo di mano di Gila.
Malinovskyi non si lascia pregare e accorcia le distanze, mentre De Rossi si attiva per un cambio tattico con l’ingresso di Messias, il tutto mentre il pubblico ormai si domanda quando comincerà il film horror, perché certo non dimentica come questa partita stia affinando la sceneggiatura più surreale del campionato.
I cambi si susseguono a ritmo serrato, e al 30’ arriva il pareggio del Genoa: un angolo battuto da Malinovskyi, pallone che prima lo stesso Provedel devia, prima che un solitario Vitinha lo deposita in rete con la nonchalance di chi va a prendere il caffè al bar.
Il finale è un susseguirsi di sostituzioni e tiri sbilenchi, come se la confusione tattica si fosse trasformata nel vero filo conduttore della partita. Poi, quando il cronometro ha superato nettamente i limiti di buon senso, arriva l’ultimo rigore (sorpresa!) per la Lazio, causa un mani di Ostigard.
Cataldi, impeccabile come un giudice fiscale nella notte di Capodanno, non sbaglia e regala tre punti che sembrano più frutto di un film tragicomico che di una partita di calcio. Si conclude così una partita che ha messo in scena tutto il meglio (o il peggio) delle forze in campo, una perfetta sinfonia di contraddizioni e imprevisti degni di un capolavoro grottesco.



