A Milano mangiare è un vero lusso, inutile girarci intorno. Un recente studio sul costo della vita, che tiene conto sia della spesa alimentare che di quanto si spende per tutto ciò che ruota intorno al cibo, incorona il capoluogo lombardo come la città più cara in Italia. Giusto per avere un termine di paragone immediato: un semplice panino a Milano, senza contare le bevande, è una spesa da far storcere il naso ai più.
Ovviamente, non si tratta solo di un brutto scherzo per chi vuole solo mangiare senza svuotare il portafoglio. La ricerca evidenzia come tutto ciò che riguarda l’alimentazione – dai supermercati ai ristoranti – sia drenato da prezzi che sembrano più adatti a capitali europee blasonate che non alla nostra cara e modesta Milano.
Il trionfo dei costi esorbitanti
Naturalmente, il prezzo del panino non è un dettaglio banale, ma un simbolo del livello generale dei prezzi. Da un lato, le vaschette di insalata pronta, dall’altro i bar che fanno pagare un caffè come se fosse oro colato. E non parliamo poi delle bevande, quelle vere aguzzine del portafogli, che trasformano il semplice “spuntino” in un’operazione da magnati del petrolio.
Da quello che emerge dal rapporto, chi vive o lavora a Milano deve prepararsi psicologicamente a sborsare molto di più rispetto ad altre città italiane. Una tortura quotidiana, insomma, mascherata dall’idea che qui si viva meglio e si mangi “meglio” – ma chi ha stabilito cosa significa “meglio”? Probabilmente, proprio chi lascia il portafoglio a casa e si illude di potersi permettere una pastasciutta milanese.
Il peso della moda e del lusso
Naturalmente, non si può ignorare come Milano sia la capitale dello shopping e della moda. Per questo motivo, i negozi e i ristoranti hanno adottato un’unica strategia: prezzi alle stelle per mantenere lo status di élite culturale ed economica. Peccato che chi ci vive davvero, magari come semplice impiegato o studente, non riesca nemmeno a sorridere alle offerte senza svenire al momento del conto.
Una vera e propria beffa: la città che si vanta di essere un centro internazionale, un hub globale, finisce per soffocare anche chi contribuisce quotidianamente a renderla tale. Ma, si sa, quando si tratta di denaro, la coerenza è un optional trascurabile.
Cosa significa per chi ci vive?
Le conseguenze non sono solo teoriche: i milanesi si trovano a dover fare i conti con portafogli alleggeriti e pasti spesso sacrificati o ridotti. Il cibo, che dovrebbe essere alla portata di tutti, diventa un lusso riservato a pochi, sancendo una disparità sociale fin troppo evidente.
Nel frattempo, chi arriva da fuori rimane con l’impressione che Milano sia un posto dove vivere significa inevitabilmente fare i conti con un conto salato sotto ogni aspetto, compreso quello alimentare. Qualcuno potrebbe chiamarla evoluzione urbana, altri semplice vessazione mascherata da “stile di vita”.
Un’Italia a doppio binario: costi alti per i milanesi, cenone per pochi
Se Milano è il megafono del caro-vita, l’Italia meridionale rimane, invece, un mondo a parte, dove molti si arrangiano pagando molto meno, ma con un livello di servizi… beh, diciamo “alternativo”. E così il divario sociale e territoriale continua a crescere, mentre la gente prepara la cena con “quel che c’è” e basta.
Alla fine, è evidente che il “prezzo” di vivere a Milano non si misura solo in metri quadrati di lusso o chilometri di piste ciclabili, ma nel colpo basso al portafoglio di ogni giorno. E in questo gioco a somma negativa, chi ci rimette è sempre il cittadino medio, ammaliato dalle luci della città ma strozzato dai numeri del menù.



